10/05/2022

Torino – L’endometriosi è ormai un problema sociale: 300mila donne piemontesi colpite. Al via nuovi percorsi di diagnosi e terapie

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Una malattia che colpisce le donne, spesso nascosta, diventando un problema sociale. Sono 300 mila le cittadine colpite in Piemonte dall’endometriosi, una patologia che affligge il 10-15% delle donne in età riproduttiva, il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficoltà a concepire. I casi conclamati in Italia sono almeno 3 milioni, con un picco di età che va dai 25 ai 45 anni. Questi i dati emersi nel corso dell’incontro organizzato dalla Commissione Sanità del Consiglio regionale del Piemonte in occasione della prima Giornata regionale per la lotta all’endometriosi, che si celebra in contemporanea con la giornata mondiale e nazionale, il 28 marzo. Obiettivo dell’incontro, non solo sensibilizzare e aumentare la conoscenza della malattia ma anche presentare gli aspetti legislativi innovativi introdotti dalla legge regionale rispetto al nuovo Percorso di diagnosi, terapia e assistenza (Pdta).

Merito della legge regionale, che modifica e integra la legge regionale 10/2017, aver aggiornato la composizione e il funzionamento dell’Osservatorio regionale, aver previsto l’istituzione del Registro regionale elettronico dell’endometriosi e del Centro di riferimento regionale, che si occuperà di pianificare le attività formative e di aggiornamento per il personale socio-sanitario di strutture ospedaliere e consultori.

“Per rendere la legge di più facile applicazione – ha commentato il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia – è stato necessario rivedere il testo, apportando molte migliorie che serviranno a portare soluzioni a cominciare da una più capillare azione di prevenzione. Come Assemblea legislativa, qualche mese dopo il nostro insediamento, abbiamo istituito gli Stati generali della prevenzione, per promuovere nella cittadinanza appunto una maggiore conoscenza e consapevolezza di come sia importante e fondamentale anticipare le patologie. Come ci dicono gli esperti, l’endometriosi non è soltanto una malattia, è un problema sociale”.

Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, ha ringraziato il Consiglio regionale per la sensibilità dimostrata verso questo tema e tutto il mondo dell’associazionismo per quanto viene fatto quotidianamente. “Il Piemonte – ha aggiunto – desidera tenere una luce accesa su una patologia insidiosa che colpisce tantissime donne, ma di cui è fondamentale parlare di più e su cui abbiamo il dovere di informare di più. Lo abbiamo fatto simbolicamente illuminando il Palazzo della Regione nel weekend in occasione della Giornata istituita per sensibilizzare sull’endometriosi. E lo faremo ogni giorno, lavorando per combattere questa patologia, al fianco delle realtà che da anni sono impegnate per diffondere più consapevolezza e che so essere oggi in questa sala. Ma lo faremo anche al fianco di ogni donna che in Piemonte contro questo male non sarà mai sola”.

“Quella di questi giorni è un’occasione privilegiata per diffondere la conoscenza di una patologia che affligge un numero importante di donne – ha affermato Luigi Icardi, assessore regionale alla Sanità – È importante richiamare l’attenzione sull’attività delle associazioni di volontariato e sulla formazione del personale sanitario, cosi come su campagne informative, perché la limitata consapevolezza della patologia è spesso causa di ritardo di diagnosi della malattia, che può arrivare anche dopo 7 anni. Una battaglia che è anche sociale e di impegno civile, per troppo tempo rimasta una battaglia silenziosa delle tante donne colpite”.

“L’endometriosi purtroppo è una di quelle cose che accadono alle donne e di cui nessuno vuole parlare – ha sottolineato Alessandro Stecco, presidente della Commissione consiliare Sanità, radiologo e professore all’Università del Piemonte orientale – come ha dichiarato pochi anni fa l’attrice premio Oscar Whoopi Goldberg. Ci sono frasi come questa dietro la scelta di mettere mano a una legge che andava migliorata. Lo abbiamo fatto con l’istituzione del Registro elettronico sull’endometriosi e del Centro di coordinamento sulla malattia, l’ottimizzazione dell’Osservatorio regionale e la celebrazione, il 28 marzo di ogni anno, della Giornata regionale per la lotta all’endometriosi. La patologia riguarda circa 300mila donne in Piemonte ed è fondamentale che l’assistenza sanitaria nei loro confronti sia la migliore possibile. Il Registro elettronico aiuterà a migliorare la conoscenza epidemiologica e il trattamento diagnostico anche a fini di ricerca. Vogliamo parlare di endometriosi, perché dall’interlocuzione si arrivi alla soluzione”.

“Per endometriosi si intende la presenza di tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina – ha specificato Franco Ripa, responsabile della Programmazione dei servizi sanitari e socio-sanitari – È una patologia che coinvolge globalmente la salute della donna in età fertile con effetti psicofisici spesso debilitanti. Si stima che soffrano di endometriosi 14 milioni di donne nell’Unione europea, 5,5 milioni nel Nord America e 150 milioni nel mondo (dati Onu). In Piemonte è in fase di sviluppo il percorso di salute e diagnostico terapeutico assistenziale (Psdta), per inserire nella normale gestione delle pazienti un sistema strutturato di miglioramento continuo. Il Psdta si caratterizza per alcuni elementi di riferimento: la definizione del gruppo di lavoro multiprofessionale e multidisciplinare, la ricerca delle linee guida e delle buone prassi, l’individuazione dei criteri di inclusione delle pazienti, la descrizione della sequenza delle azioni e degli snodi decisionali, la rappresentazione grafica del processo, la definizione delle modalità di diffusione ed implementazione interna ed esterna, la declinazione degli indicatori per la verifica dell’applicazione del Psdta. Tutto questo avendo come elemento centrale e costante di riferimento le persone assistite”.

Chiara Benedetto direttore del reparto di Ginecologia e ostetricia U1 dell’Ospedale ostetrico ginecologico Sant’Anna di Torino e professore dell’Università di Torino, ha aggiunto che “l’endometriosi è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza e dalla crescita dell’endometrio in sedi anomale. L’endometrio è il tessuto che, in condizioni normali, riveste solo la cavità interna dell’utero, mentre nelle donne affette da endometriosi si sviluppa in altre aree dell’apparato genitale, ad esempio nelle ovaie e nelle tube, o in organi extragenitali come l’intestino, la vescica o i polmoni. Con il passare del tempo i dolori possono anche diventare cronici. Prevenzione e la diagnosi tempestiva in fase iniziale e un trattamento “su misura” devono diventare la chiave di volta per ridurre il costo individuale e sociale della malattia”.

Lella Bassignana, referente del Nodo contro le discriminazioni per la provincia di Vercelli ha aggiunto che “l’endometriosi è spesso sottovalutata: si stima che per arrivare alla diagnosi occorrano anche 5-10 anni in quanto solo una bassa percentuale di donne che ne soffre sa di esserne affetta. Ancora troppe donne subiscono discriminazioni in ambito professionale: perdono il lavoro a causa della malattia, si crea un clima di pregiudizio tra colleghi e tra i superiori che non si rendono conto di ciò che stanno passando. Alla luce dei dati, possiamo affermare che l’endometriosi è una malattia sociale che impedisce alla donna di lavorare, di avere una vita sociale serena e quindi rientra a pieno titolo nelle discriminazioni.”

 

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