
Torino – Poliziotto circondato e picchiato al corteo Askatasuna. Bombe carte e fiamme. Sei feriti, aggredita troupe RAI
A Torino migliaia di persone sono scese in strada per manifestare contro lo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna, attivo per quasi trent’anni prima della chiusura avvenuta a fine 2025. La mobilitazione, inizialmente pacifica, ha visto la partecipazione di un numero molto elevato di persone: per gli organizzatori si è trattato di decine di migliaia di manifestanti, mentre le stime ufficiali parlano di circa 15 mila presenze. I cortei sono partiti da più punti della città, tra cui Porta Susa, Porta Nuova e Palazzo Nuovo, per poi convergere nel centro.
Conclusa senza tensioni la fase autorizzata della manifestazione, la situazione è precipitata quando gruppi di anarchici e autonomi si sono staccati dal corteo principale, dirigendosi verso corso Regina Margherita e il Campus Einaudi. Qui sono scoppiati violenti scontri con le forze dell’ordine: i manifestanti, molti con volto coperto e dotati di protezioni artigianali, hanno lanciato bombe carta, molotov, fuochi d’artificio e oggetti contundenti, incendiando anche cassonetti e un mezzo blindato della polizia. Le forze dell’ordine hanno risposto con lacrimogeni e idranti, cercando di contenere l’avanzata e disperdere i gruppi più aggressivi.
Gli scontri sono andati avanti per oltre un’ora, con strade bloccate da barricate improvvisate e fiamme, fino a quando i manifestanti sono stati respinti oltre il fiume Dora. Il bilancio è di sei feriti, trasportati negli ospedali cittadini, nessuno in gravi condizioni.
Particolarmente cruenta la scena di un poliziotto accerchiato e picchiato dalla frangia più violenta del gruppo. Durante il caos è stata anche aggredita una troupe della Rai, costretta ad allontanarsi dopo minacce, violenze e danneggiamenti all’attrezzatura.
Durissime le reazioni istituzionali. Il sindaco Stefano Lo Russo ha condannato senza esitazioni le violenze, annunciando che il Comune si costituirà parte civile nei procedimenti giudiziari e esprimendo solidarietà alle forze dell’ordine e ai giornalisti colpiti. Condanne e prese di posizione sono arrivate da tutto l’arco politico, sia dalla maggioranza di governo sia dalle opposizioni, che hanno ribadito la distinzione netta tra diritto al dissenso e uso della violenza. La giornata si è così chiusa con un forte strappo tra la manifestazione pacifica e l’escalation provocata da frange organizzate, lasciando la città segnata da tensioni, feriti e danni.
Lo Russo: “Ferma condanna, solidarietà alle forze dell’ordine” “La Città di Torino si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziari a tutela della comunità, del patrimonio pubblico e dell’interesse collettivo”, dichiara il sindaco Stefano Lo Russo dopo gli scontri. “Esprimo una ferma e inequivocabile condanna per i gravi disordini, causati da frange violente organizzate e a volto coperto infiltrate nella manifestazione, che si sono staccate dal corteo dando luogo ad azioni di violenza e devastazione. Si tratta di comportamenti criminali che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone e provocato gravissimi danni alla città. Esprimo piena e totale solidarietà – sottolinea poi Lo Russo – alle forze dell’ordine, che hanno dimostrato grande professionalità e senso di responsabilità. Esprimo inoltre sincera solidarietà e vicinanza agli operatori dell’informazione e agli appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti nello svolgimento del loro lavoro”.
Chiara Appendino: “Le violenze viste oggi a Torino fanno schifo, punto e basta. Non può esistere buonismo o giustificazione con chi utilizza la violenza come strumento politico. Agli agenti feriti va tutta la mia solidarietà“, ha dichiarato in una nota la deputata M5S Chiara Appendino. Che poi ha aggiunto: ““La destra ci risparmi lezioncine ipocrite: non sono accettabili strumentalizzazioni da chi giusto ieri voleva far entrare in Parlamento gruppi neofascisti e dare loro un palco sfregiando istituzioni e Costituzione”.