Torino, una donna racconta: “Incinta al 6° mese, multata per una passeggiata con mio figlio di un anno”

02/05/2020

La storia è stata raccontata dalla stessa protagonista di una vicenda accaduta ieri, 1 Maggio, a Torino. Un altro episodio che fa molto discutere, in un periodo di emergenza in cui il buon senso è richiesto a tutti.

La donna, al sesto mese di gravidanza, spiega che ieri mattina ha deciso di uscire con suo figlio, un bimbo di un anno e tre mesi “per fargli prendere un poco di aria e dar sfogo alla sua energia”.

Lei stessa ha bisogno di fare attività motoria, come le è stato consigliato nel corso delle ultime visite mediche, dal momento che con la gravidanza sta prendendo troppi chili.

Così racconta la donna al quotidiano Repubblica:
“Mi dirigo in fondo a corso Gabetti, attraverso corso Casale e vado nella zona alberata che costeggia il Po. Si chiama Parco Michelotti, ma sarebbe difficile definirlo propriamente un parco. So che devo rimanere in prossimità di casa per cui mi fermo all’inizio del viale, quasi al lato del ponte di Corso Regina. … E vedo passare altra gente, genitori con passeggini, e persone con cani”.

Quindi, l’incontro con i vigili urbani

“I vigili vedono chiaramente che sono incinta e che Filippo (il figlio della donna , ndr) sta scorrazzando intorno a me” – continua il racconto.

“Con tono quasi arrabbiato mi chiedono se non so che quello sia un parco. Rispondo di no, che l’ho sempre considerato un viale alberato al lato di un corso altamente trafficato. Mi dicono che invece quello è un parco, con panchine e alberi. Rispondo che non è segnato da nessun cartello o nastro che impedisca l’accesso, come è per il parchetto di Corso Gabetti, che sarebbe stato ancora più vicino a casa. Mi informano che sono soggetta a sanzione, e mi notificano una multa dell’importo di 400€ per violazione del divieto di accedere al parco con figlio. Sono senza parole, provo a ragionare insieme a loro e chiedo se qualora fossi stata sul lato della pista ciclabile del viale, poco più in là di dove mi trovo, se anche quello sarebbe stato considerato parco, e vagamente mi dicono che là non è parco e che avrei potuto camminarci senza essere soggetta a sanzione”.

Insomma, fine della passeggiata e brusco stop ai giochi per il bimbo di soli 15 mesi.

“Mi viene da piangere perché mi rendo conto dell’insensatezza delle norme in periodo di quarantena, e ancora di più mi rendo conto di come chi applichi la legge non sia dotato della capacità di usare la ragione. E’ la ragione, e il buon senso, che ci possono salvare in una situazione tanto critica e precaria quale quella che stiamo vivendo”.  Questa la conclusione della donna che amaramente ha raccontato la sua disavventura e l’inflessibilità dei vigili.

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