Alpinista torinese ferito per una buca in pieno centro “Ho scalato l’Everest, stavo per morire a Torino”

07/10/2019

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L'uomo è uno dei piu' importanti alpinisti torinesi

Ha rischiato la vita nel pieno centro di Torino, cadendo in bici per l’affossamento al lato di un tombino.

Paolo Gugliermina, medico e alpinista, è volato dalla bicicletta a causa di una buca in piazza Cavour. Si è rotta la forcella ed è stato catapultato in avanti, cadendo di faccia e rimanendo steso a terra privo di coscienza per alcuni minuti.
La particolarità dell’episodio (che si aggiunge alla sua gravità) è che Gugliermina) è uno dei piu’ importanti alpinisti torinesi, uno fra i pochi ad aver scalato l’Everest, il Cho Oyu, il Kilimangiaro, oltre ad altre vette del Perù e della Bolivia.
Ma a 60 anni, sabato pomeriggio, mentre pedalava in tutta tranquillità in piazza Cavour ha rischiato la vita. E’ arrivata poco dopo l’ambulanza del 118 per soccorrerlo. Bilancio dell’incidente: quattro denti rotti, il naso fratturato, un trauma cranico e facciale, sette punti a labbra, naso e fronte, una vertebra incrinata e 60 giorni di prognosi.
Così ha raccontato l’uomo al quotidiano Repubblica: “Stavo pedalando a velocità ridotta, da via Po ho preso via delle Rosine e poi ho girato in piazza Cavour, sempre sul margine destro della strada. Saranno state le 17.15 circa. Passato il tombino, la bici si è piantata, è come sprofondata e si è addirittura rotta. Io sono caduto in avanti sbattendo il viso. Non ho potuto fare niente per difendermi, un po’ come quando uno cade in un crepaccio. Non c’è il tempo per reagire in alcun modo. C’era un bello strato di bitume ancora fresco accanto al tombino, segno che erano già prontamente intervenuti a coprire quella buca. C’erano ancora persino le mie macchie di sangue: io non ho dubbi nell’essere caduto lì, ma se c’è qualche testimone che ha visto qualcosa sarebbe utile per la ricostruzione dei fatti, perché quando i vigili sono arrivati mi avevano già portato via in ambulanza. Sono venuti in ospedale, dove ovviamente mi hanno fatto anche gli esami del sangue per accertare che non fossi ubriaco o altro, e mi hanno detto che dovrò andare da loro per mettere a verbale quello che è successo: l’appuntamento è giovedì”.
Quindi, conclude l’alpinista: “Quando mi hanno dimesso dall’ospedale sono tornato dove sono volato. Di fianco al tombino avevano steso uno strato di asfalto fresco”

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