Il top manager Garuzzo “Iveco ai cinesi. Ma senza industria dove andremo a finire?”

12/01/2021

Iveco potrebbe diventare cinese. E sarebbe una grave perdita per l’Italia e per il Piemonte, uno scenario visto con estremo pessimismo dal top manager Giorgio Garuzzo, cuneese di 82 anni, CEO di Iveco negli anni ’80.

“Vivremo di turismo e di eventi? Quando sento queste idee, rabbrividisco – ha dichiarato Garuzzo al Corriere della Sera, commentando il caso Iveco – “ In Piemonte abbiamo perso l’industria dei pc e dei software, poi il ferroviario, la chimica, il biomedicale, l’elettronica. Adesso non possiamo perdere anche l’auto, i camion e i veicoli commerciali. Se va via l’Iveco non ci rimane più niente. Altro che lusso. Oggi si sente parlare solo di vendite. Da Magneti Marelli all’Iveco. E nessuno dice niente. Ma davvero pensiamo di dare occupazione ai giovani con il turismo?”.

L’ingegner Garuzzo non nasconde la sua grande amarezza

“Iveco è l’ultima roccaforte industriale del territorio – commenta sulle pagine del Corriere della Sera – ” Capisco le ragioni di mercato che portano alla ricerca di partnership, come quella di Fca con Psa, ma la vendita di un campione nazionale a una società estera è un dramma per il sistema paese e il Piemonte. Negli anni ottanta – aggiunge –  quando ho preso la guida di Iveco, l’azienda perdeva un miliardo al giorno. Sette anni dopo, con una politica di aggregazioni e di crescita interna, ci siamo trovati a gestire un gruppo leader in Europa, che guadagnava 90 miliardi l’anno. Fare impresa è questione di volontà. Resteranno alcuni stabilimenti di Iveco. Ma il know how e la progettazione andranno via. Non illudiamoci. Ed è già successo altre volte. Questa non farà eccezione”.

E sul Recovery Fund:

“In questi giorni non si parla d’altro – commenta il top manager al Corriere – “Io ci vedo solo un debito monstre che rimarrà sulle spalle dei giovani, senza veri progetti di sviluppo. Lo stato francese sarà azionista di Stellantis. Se ci sarà da chiudere qualche stabilimento e uffici di progettazione non sarà Oltralpe. Torino punta all’innovazione ma senza industria non c’è tecnologia… Cerchiamo di non diventare periferia dell’industria».

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