Torino – Le previsioni delle imprese piemontesi per il primo trimestre 2022. Lo studio

25/01/2022

Il 2021 è stato l’anno della ripresa dopo il terribile shock della pandemia. L’indagine congiunturale trimestrale realizzata dall’Unione Industriali Torino e da Confindustria Piemonte ha puntualmente anticipato i punti di flesso e di svolta del ciclo economico, registrando il progressivo consolidamento della fiducia sul nostro territorio.

Il 2020 si era chiuso in un clima di incertezza e preoccupazione, legato alla ancora problematica evoluzione della pandemia. La maggioranza delle imprese prevedeva una ulteriore riduzione dei livelli produttivi e del portafoglio ordini, dopo un anno di forte flessione; gli investimenti erano molto deboli e oltre un terzo delle imprese aveva intenzione di fare ricorso alla CIG. Il tasso di utilizzo degli impianti era sceso a livelli storicamente molto bassi.

Da marzo 2021 l’indagine ha registrato un progressivo rafforzamento delle aspettative, con indicatori risaliti nel periodo estivo a valori tipici delle fasi espansive. Gli investimenti hanno segnato una rapida, consistente accelerazione; l’utilizzo degli impianti è ritornato ai livelli precrisi. Il miglioramento ha interessato gran parte dei settori: a partire dalla manifattura, ma anche i servizi alle imprese (logistica, ICT, ecc.). La rilevazione di dicembre, condotta su un campione di 1.200 imprese manifatturiere e dei servizi, registra un lieve raffreddamento delle attese, in linea con il trend comune al nostro Paese e a tutta l’Europa. Va ricordato infatti che dopo due trimestri di crescita molto elevata del Pil italiano (2,7% e 2,6%), il quarto trimestre del 2021 sarà decisamente meno brillante (+0,4% nelle previsioni più aggiornate).

La buona tenuta degli indicatori strutturali rilevati dalla nostra indagine conferma che non siamo in presenza di un peggioramento reale del ciclo. Infatti, il tasso di utilizzo degli impianti rimane saldamente su livelli elevati; non aumenta il ricorso alla CIG; non decelerano gli investimenti; restano buoni i tempi e le condizioni di pagamento.

Commenti sulle previsioni del primo trimestre 2022

Giorgio Marsiaj, Presidente dell’Unione Industriali Torino: «Come per l’Italia e gran parte dei paesi europei, il 2021 è stato un anno di buoni risultati anche per l’economia torinese e piemontese. L’Italia è l’unica con la Francia ad avere superato i livelli produttivi pre-crisi. Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto importanti attestazioni di apprezzamento da parte dei massimi vertici europei e il più autorevole settimanale economico del mondo, The Economist, ha definito l’Italia “paese dell’anno”, citando l’opera di Mario Draghi. La brillante ripresa del 2021 non deve però far dimenticare come dalla crisi finanziaria del 2008 fino a tutt’oggi, l’Italia abbia accumulato un ritardo di circa 10 punti di crescita rispetto a Germania, Francia e Spagna. Non dobbiamo, quindi, abbassare la guardia. Per il 2022 tutti gli scenari di previsione sono ottimistici sia per l’economia globale, sia per l’Italia e il Piemonte. Ma allo stato attuale la verità è che l’economia globale, e quindi anche locale, resta fortemente condizionata dalla pandemia, con la variante Omicron che sta già costringendo alcuni paesi a nuovi lockdown. Altri fattori di incertezza riguardano la crescita dell’inflazione, l’escalation dei prezzi delle materie prime e dell’energia, l’impennata dei costi della logistica, la mancanza di alcuni materiali e componenti strategici come i microchip. In questo scenario, noi imprenditori torinesi dobbiamo continuare a investire nelle nostre aziende per irrobustirle e inserirle in filiere competitive che sappiano cogliere le opportunità derivanti dal Pnrr, creare lavoro e contribuire così a una maggior inclusione sociale».

Marco Gay, Presidente di Confindustria Piemonte: «A due anni dall’inizio della pandemia i piemontesi guardano al futuro con maggiore ottimismo. Un atteggiamento positivo che, spiega un recente studio del Centro studi Luigi Bobbio, nasce dal convincimento che questa fase di grande trasformazione può creare molte nuove opportunità tramite digitalizzazione, tecnologia e Pnrr. Anche la nostra indagine congiunturale per il primo trimestre 2022 va in questa direzione, con il ricorso alla cassa integrazione che scende ancora e il tasso di utilizzo degli impianti che resta stabile. Sono dinamiche che si estendono a tutto il territorio regionale e a tutti i settori. Non possiamo però ritenerci soddisfatti, la sfida contro il Covid-19 non sarà infatti vinta finché non ridurremo le forti diseguaglianze che la pandemia ha generato: serve una crescente attenzione verso l’inclusione, di genere ed anagrafica, che metta al centro formazione, riqualificazione professionale e trasformazione digitale delle aziende e delle filiere».

Sintesi dei dati

Per l’inizio del 2022, il 26% delle aziende prevede un aumento della produzione, contro il 10% che si attende una diminuzione: il saldo, pari a +15,8 punti percentuali, diminuisce di 5 punti rispetto a settembre. Trend analogo per gli ordinativi, con un saldo del 14,9% e un calo di circa 6 punti rispetto alla scorsa rilevazione. Cala l’export, con un saldo ottimisti-pessimisti pari all’1,2% (-6,6 punti), che risente delle nuove restrizioni anti-Covid messe in atto in alcuni paesi. Buon andamento per gli investimenti, grazie alle risorse messe a disposizione dal PNRR: sono quasi il 30% le aziende con programmi di spesa di un certo impegno. Il ricorso alla cassa integrazione interessa il 10% delle imprese, in calo di 2,2 punti percentuali rispetto a settembre, segno di una buona ripresa delle attività e un graduale ritorno ai livelli pre-crisi.

Stabile il tasso di utilizzo di impianti e risorse, tornato sui valori medi di lungo periodo. Indicazioni positive, sia pure con sfumature diverse, vengono sia dalle imprese medio-grandi (oltre 50 dipendenti) che da quelle più piccole (sotto i 50 addetti).

A livello territoriale, le previsioni si mantengono positive in tutte le aree, con lievi dissonanze nel valore dei saldi ottimisti-pessimisti. Nelle previsioni del primo trimestre 2022, per quanto riguarda la produzione, Alessandria registra un saldo ottimisti-pessimisti del +20,8%, superiore ai saldi registrati in tutto il 2021. Per la provincia di Asti si rileva un saldo del 21,6%, di 17,4 punti inferiore a quello di settembre, ma ancora fortemente espansivo. Bene anche Biella che, dopo anni difficili, dal terzo trimestre 2021, grazie alla ripresa del comparto tessile, ha ricominciato a crescere (saldo ottimisti-pessimisti +18,8%). Attese favorevoli si registrano nel Canavese (+25%), con previsioni di produzione superiori alla media regionale e un sensibile miglioramento rispetto alle previsioni di settembre (+11,5 punti percentuali).

La provincia di Cuneo archivia un 2021 di ripresa, con indicatori sempre positivi e attese per il primo trimestre 2022 pari a +15,7% (in calo di 11 punti percentuali rispetto a settembre). Anche Novara conclude un 2021 molto positivo, con indicatori spesso superiori alla media piemontese e salto del +23,3% per il prossimo trimestre (+2,5 punti rispetto alla scorsa rilevazione Torino è tra le province che fanno fatica ad uscire dalla crisi, con un saldo inferiore alla media (+11,9%) e aspettative prudenti anche per gli indicatori strutturali (CIG, investimenti…), che restano più bassi rispetto alle altre province. Verbania perde 14 punti percentuali rispetto a settembre (+8.6%), ma archivia un 2021 comunque molto positivo. Infine Vercelli risente del rallentamento generale e, per il prossimo trimestre, registra un saldo del +6,7%, di 9,9 punti inferiore a quello previsto per il quarto trimestre 2021.

Nel manifatturiero, le attese per il primo trimestre 2022 sono più prudenti rispetto al terziario, con indicatori ancora positivi ma in assestamento rispetto a settembre. In particolare i saldi ottimisti-pessimisti per ordini e produzione sono pari a +12,9% e +14,1%, pur perdendo, rispettivamente, 6,7 e 7,9 punti percentuali rispetto alla scorsa rilevazione. Analogo trend per l’export, che perde oltre 8 punti. Bene, invece, l’occupazione, che guadagna quasi un punto. Si rafforzano gli investimenti, che interessano un’azienda su tre e il tasso di utilizzo delle risorse (78%).

Cala ancora il ricorso alla CIG, che ritorna ai valori pre-crisi.

A livello settoriale, gli indicatori restano positivi per quasi tutti i settori.

La metalmeccanica, dopo un periodo di calo nei mesi pre-pandemici e un vero e proprio crollo durante la primavera del 2020 (primo lockdown), a partire dal secondo trimestre di quest’anno ha ricominciato a crescere, con attese sempre superiori alla media regionale. Gli investimenti del comparto crescono a ritmi maggiori, rispetto alla media regionale. Cala il ricorso alla CIG.
Bene anche la meccatronica che, dopo le severe conseguenze dovute al blocco degli impianti nel periodo del lockdown, ha recuperato la piena attività con ottime prospettive, grazie ad agevolazioni e finanziamenti previsti dal NGEU.

Il comparto alimentare, uno dei pochi a restare in attività nella primavera del 2020, ha risentito in maniera più leggera gli effetti della pandemia; nel corso del 2021 ha registrato una crescita robusta, pur con qualche flessione dovuta a tradizionali stagionalità del comparto, come quella registrata per il prossimo trimestre, all’indomani del picco dovuto alle festività natalizie. Gli investimenti sono ai massimi, mentre la CIG è praticamente nulla.

L’edilizia e il suo indotto vivono un momento di forte espansione, dovuto agli incentivi e bonus europei, che si spera non penalizzino il comparto negli anni futuri. La CIG resta un po’ più alta della media, allineati gli investimenti.

Buona performance per le industrie varie (gioielli, giocattoli, ecc.), che archiviano un 2021 decisamente positivo. Le previsioni restano ottimiste anche per il primo trimestre del prossimo anno, con alti investimenti e ricorso alla CIG nella media.

Emblematico il caso del tessile, protagonista di una crisi che perdurava dal 2018 e che nel post-pandemia ha saputo rialzarsi e ripartire. La maggioranza delle aziende del campione, molte delle quali dell’area biellese, sono ottimiste per il prossimo trimestre e intenzionate a investire in macchinari; il ricorso alla CIG resta più alto della media regionale.

Le uniche previsioni negative interessano il comparto della gomma-plastica, che durante il 2021 ha registrato una crescita molto lenta e che per i prossimi mesi si aspetta un calo di produzione e ordini.

Nei servizi il clima di fiducia rimane favorevole, con indicatori di poco inferiori a quelli osservati a settembre. Il saldo relativo ai livelli di attività è pari al 19,8%, leggermente inferiore rispetto a quello di settembre (-2,6 punti percentuali), così come il saldo relativo agli ordinativi e all’occupazione (rispettivamente pari a 19,5% e 16,7%, con una variazione di -3,2 e -0,7punti percentuali). Cala il ricorso alla CIG, crescono gli investimenti, anche se in misura inferiore rispetto all’industria. Nel corso del 2021, inoltre, si è normalizzato il tasso di utilizzo delle risorse e si sono ridotti i ritardi nei pagamenti.

A livello settoriale, le attese delle aziende del terziario sono tutte ottimistiche per il primo trimestre 2022.

Prosegue il buon momento dell’ICT, favorito, durante la pandemia, dell’implementazione dello smart working in molti settori e dai processi di digitalizzazione e transizione tecnologica, in corso di realizzazione grazie ai fondi europei. Bene gli investimenti e basso il ricorso alla CIG.

I servizi alle imprese archiviano un 2021 decisamente positivo, con attese favorevoli anche per il primo trimestre 2022. Il commercio e turismo, tra i settori più penalizzati dall’inizio della pandemia, dopo un 2021 difficile prova a ripartire, con attese inferiori agli altri comparti, ma nuovamente positive. Anche il comparto trasporti ha risentito del blocco produttivo e dei ripetuti lockdown e ancora stenta a ripartire.

Riportiamo in dettaglio i principali risultati dell’indagine.

Comparto manifatturiero.

Per le circa 830 aziende del campione, torna l’incertezza per il prossimo futuro. Le previsioni per il I trimestre 2022 su produzione, ordini, export e occupazione, pur ancora positive, si assestano su un livello di maggiore prudenza. Rallenta ulteriormente il ricorso agli ammortizzatori sociali, che interessa ora il 12,8% delle imprese.

In particolare, il saldo sulla produzione totale passa da +20,8% a +14,1% e quello sugli ordinativi totali da +20,8% a +12,9%. Le attese sull’export passano da +12,3% a +3,8%. Positive le previsioni sull’occupazione, il cui saldo passa da +12,6% a +13,4%.

Pur in un contesto di ripresa, si conferma la correlazione tra produzione e propensione alle esportazioni: tutte le imprese, di ogni dimensione, presentano saldi positivi tra ottimisti e pessimisti, ma quelle che non commerciano con l’estero sono un po’ più prudenti. Le piccolissime esportatrici, che vendono all’estero meno del 10% del fatturato, registrano un saldo ottimisti pessimisti del +12,3%, le piccole che esportano dal 10 al 30% del fatturato totalizzano +12,1%. Per le medie esportatrici, che esportano tra il 30 e il 60% del fatturato il saldo è +14,2%, mentre per le grandi (oltre 60% del fatturato) il saldo è +18,8%.

Resta ampio il divario tra la performance delle imprese con oltre 50 addetti e quelle più piccole, con saldi rispettivamente pari a +20,4% (era +29,0% a settembre) e +10,9% (era +16,6%).

Si attenua il ricorso alla CIG, per la quale fa richiesta il 12,8% delle aziende (dal 13,9% della scorsa rilevazione, a settembre).

Il 32,0% delle rispondenti ha programmi di investimento di un certo impegno (erano il 30,5% a settembre). Recupera il tasso di utilizzo della capacità produttiva, che passa dal 76,1% al 77,6%.

Varia di poco la composizione del carnet ordini, il 15,8% delle aziende ha ordini per meno di un mese. Quelle con visibilità 1-3 mesi sono il 48,8%, quelle che hanno ordinativi per un periodo di 3-6 mesi sono il 20,5% e per oltre i 6 mesi il 14,9%.

Stabili i tempi di pagamento che sono in media di 80 giorni; per la Pubblica Amministrazione i tempi medi sono di 86 giorni. È fornitore degli enti pubblici circa il 18% delle aziende manifatturiere. Aumenta leggermente il numero di imprese che segnalano ritardi negli incassi (18,6%).

A livello settoriale la metalmeccanica registra un assestamento delle attese, che restano comunque superiori alla media del manifatturiero (il saldo tra ottimisti e pessimisti è del 15,4%); in dettaglio, i prodotti in metallo registrano un saldo del 12,9%, il comparto dei macchinari e apparecchi del 22,5%, l’industria elettrica del 26,3% e la metallurgia (+13,2%). Più caute le aziende dell’automotive, pur con un saldo positivo (+4,0%).

Tra gli altri comparti manifatturieri, si assestano quasi tutti i saldi, pur restando in gran parte positivi. Il tessile-abbigliamento registra un +26,1%, l’alimentare un +12,8%, la chimica +4,7%. Bene manifatture varie (+20,3%), legno (+18,8%), edilizia (+19,4%) e impiantisti (+5,9%). Stabile il cartario-grafico (0,0%), mentre la gomma-plastica totalizza un saldo negativo (-6,1%).

Comparto dei servizi

Per le 354 aziende del campione si registrano indicatori ancora positivi, dopo la già buona performance di marzo, giugno e settembre.

In particolare, il saldo ottimisti-pessimisti sui livelli di attività passa da +22,4% a +19,8%. Quello sugli ordini totali passa da +22,7% a +19,5%. Varia di poco il saldo sull’occupazione, da +17,4% a +16,7%. Le imprese con programmi di investimento di un certo rilievo passano da 22,3%, a 24,3%.

Stabile il tasso di utilizzo delle risorse (82%), cala ulteriormente il ricorso alla CIG (5,6%).

Anche nel terziario si registra qualche variazione per la composizione del carnet ordini. Scendono a 9,9% le aziende con ordini per meno di un mese, al 31,6% quelle con ordinativi per un periodo di 1-3 mesi, salgono al 25,0% quelle che hanno visibilità per 3-6 mesi, e al 33,4% quelle con visibilità oltre i 6 mesi. Migliorano i tempi di pagamento. La media è di 65 giorni: il ritardo sale a 85 per la Pubblica Amministrazione, con cui ha rapporti di fornitura circa il 45% delle aziende del campione. In calo le imprese che segnalano ritardi negli incassi (20,8%).

A livello settoriale, recupera il settore del commercio e turismo (il saldo passa da 0,0% a +8,2%), restano positivi servizi alle imprese e ICT (rispettivamente +26,8% e 30,6%); buon andamento per utility (+35%), si assestano i trasporti (+10,0%) e altri servizi (+13,5%).

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