Nel Torinese nasce il mega parco fotovoltaico, grande come 12 campi da calcio “Un’opera titanica”. Ma scoppia anche la polemica

08/08/2023

Nel Torinese nasce il mega parco fotovoltaico, grande come 12 campi da calcio “Un’opera titanica”. Ma scoppia anche la polemica

È un’opera titanica. Sarà grande come dodici campi di calcio e utilizzerà una distesa di terreno di 120 mila metri quadri coltivati a mais. Si tratta del nuovo parco fotovoltaico che sorgerà nell’area compresa tra he frazioni Argentera e Benne di Oglianico, ai margini della “Cascina Marescialla”. A costruire il mega impianto è una società anglo-israeliana al quale la Città Metropolitana ha concesso il premesso di costruire “scavalcando” di fatto il Comune di Rivarolo Canavese.

Questo perché un decreto legge del 2003 stabilisce che la competenza sul rilascio delle autorizzazioni è attribuita alla Città Metropolitana quando si tratta di attività di pubblica utilità, come è appunto il parco fotovoltaico che produrrà energia per mezzo del calore del sole.

L’autorizzazione, inoltre, non può essere subordinata e non sono previste compensazioni per Comune o la riduzione delle bollette energetiche per i residenti, anche se l’intervento viene effettuato su un terreno agricolo anche se in questo caso non è di pregio.

L’autorizzazione rilasciata dalla Città Metropolitana avrà una durata di trent’anni e in questi giorni sono già iniziati i lavori per la realizzazione del grande impianto che ha già scatenato roventì polemiche politiche innescate dal Gruppo “Rivarolo Sostenibile” nel corso di un Consiglio comunale.

«Abbiamo provato ad opporci ma non c’è stato niente da fare» – hanno spiegato dal Comune. E il vicesindaco Francesco Diemoz ha aggiunto: «Il Comune, in casi come questo, non ha alcun potere di pianificazione sul proprio territorio: l’autorizzazione unica ambientale, che viene utilizzata per questi progetti, sorpassa il Consiglio comunale e costituisce un’automatica variante al piano regolatore».

«Quando è stato chiaro che il parco fotovoltaico, nonostante il nostro parere negativo, si sarebbe costruito comunque, abbiamo incontrato i realizzatori dell’opera per cercare di avere delle opere compensative – ha spiegato in consiglio Lara Schialvino – l’impresa stessa si era resa disponibile a lavori a beneficio della città, benché non fossero dovuti, per una cifra complessiva di circa 60 mila euro».

“C’era persino una bozza di convenzione – racconta Quotidiano Canavese – “Ed è allora che palazzo Lomellini ha deciso di rinunciare anche alle opere compensative: «Un danno doppio per i rivarolesi», ha sottolineato Schialvino. «Potevamo accettare le compensazioni ma dato che eravamo contrari al progetto sarebbe stato ipocrita da parte nostra – ha risposto il vicesindaco Diemoz – in questa vicenda hanno perso tutti». Un moto d’orgoglio da 60 mila euro”.

 

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