
Torino – In Piemonte oltre 3mila medici e infermieri stranieri sono senza lauree riconosciute in Italia:. L’allarme lanciato dall’Ordine. Il caso
In Piemonte cresce il numero dei professionisti sanitari stranieri che lavorano senza un riconoscimento ufficiale del titolo di studio in Italia. Secondo l’allarme lanciato dall’Ordine dei Medici di Torino, sarebbero oltre 3.200 tra medici, infermieri, odontoiatri, fisioterapisti e altri operatori sanitari provenienti da Paesi extra-Ue impiegati in ospedali e strutture regionali attraverso procedure straordinarie nate durante l’emergenza Covid e poi prorogate negli anni successivi.
Il problema è emerso nuovamente dopo controlli effettuati in uno studio dentistico, ma riguarda in realtà l’intero sistema sanitario regionale. Questi professionisti possono esercitare grazie ad autorizzazioni temporanee concesse dalla Regione Piemonte, pur senza aver completato il normale iter di riconoscimento dei titoli presso il Ministero della Salute. Di conseguenza non possono iscriversi agli Ordini professionali, gli enti incaricati di verificare competenze, requisiti e conoscenza della lingua italiana.
Il presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Torino, Guido Giustetto, ha definito la situazione un tema urgente, sottolineando i possibili effetti sulla qualità dell’assistenza e sull’organizzazione sanitaria. Secondo i dati più recenti, in Piemonte operano oltre 500 medici stranieri senza titolo riconosciuto, più di 160 odontoiatri e numerosi infermieri, farmacisti, fisioterapisti e operatori sociosanitari. Il fenomeno è in continua crescita: a metà 2025 erano circa mille in meno rispetto a oggi.
La Regione ha scelto di continuare a utilizzare personale formato all’estero per far fronte alla cronica carenza di medici e infermieri. Una determina approvata nell’aprile 2026 ha aggiornato l’elenco dei professionisti autorizzati all’esercizio temporaneo, inserendosi nelle deroghe previste dalla normativa nazionale. Quello che inizialmente doveva essere un provvedimento eccezionale legato alla pandemia è diventato di fatto un sistema stabile, con proroghe valide fino al 2029.
Le criticità principali riguardano i controlli. Le verifiche regionali si limitano soprattutto alla documentazione presentata, senza una valutazione approfondita dell’equipollenza dei percorsi di studio rispetto agli standard italiani. Inoltre non è obbligatorio accertare la conoscenza della lingua italiana, elemento invece indispensabile per l’iscrizione agli Ordini. Secondo i rappresentanti della categoria, ciò potrebbe incidere sia sulla sicurezza dei pazienti sia sulla comunicazione tra sanitari e cittadini. A questo si aggiunge il tema della precarietà: le autorizzazioni restano temporanee e non garantiscono una vera integrazione nel Servizio sanitario nazionale.