
Torino è una delle città più stressate d’Italia – Si lavora troppo e gli stipendi non sono sufficienti. I dati
Torino figura tra le città italiane in cui i lavoratori avvertono maggiormente stress e affaticamento psicologico legati all’attività professionale. A evidenziarlo è il Burnout Report 2025, una ricerca realizzata da UnoBravo, centro europeo specializzato in psicologia online, che fotografa una situazione sempre più diffusa di disagio mentale tra i professionisti del Paese.
Dall’indagine emerge che il fenomeno del burnout, ovvero una condizione di esaurimento fisico ed emotivo causata da pressioni lavorative prolungate, interessa una quota significativa della popolazione attiva. Torino occupa il quinto posto nella graduatoria nazionale delle città maggiormente colpite, preceduta da Bologna, Genova, Milano e Roma. Questo dato conferma come nelle grandi aree urbane i ritmi frenetici, le responsabilità professionali e le difficoltà economiche possano influire negativamente sulla qualità della vita.
In cima alla classifica si trova Bologna, dove oltre un lavoratore su tre dichiara di aver sperimentato sintomi riconducibili al burnout. Seguono Genova, caratterizzata da elevati livelli di stress percepito, e Milano, che pur non essendo più al primo posto resta tra le città più impegnative sotto il profilo della pressione lavorativa. Dopo Roma e Torino, la graduatoria prosegue con Firenze, Napoli, Verona, Padova e Bari.
Lo studio ha elaborato la classifica considerando diversi fattori, tra cui il livello di esaurimento dichiarato dai lavoratori, la percezione dello stress quotidiano e il benessere generale legato al contesto urbano. Il risultato è una mappa che evidenzia come il disagio psicologico sia ormai una problematica diffusa in molte realtà cittadine italiane.
A livello nazionale, il quadro appare particolarmente significativo. Circa il 44% degli intervistati afferma di sentirsi frequentemente sotto pressione sul lavoro, mentre quasi tre persone su dieci dichiarano di aver vissuto almeno una volta una vera e propria situazione di burnout.
Tra le principali cause individuate dagli esperti emergono l’aumento costante delle attività e delle responsabilità senza un’adeguata organizzazione, stipendi spesso considerati insufficienti rispetto al costo della vita e agli impegni richiesti, oltre alle difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata. A tutto questo si aggiunge il fenomeno dell’iperconnessione: molti lavoratori avvertono infatti la necessità di essere sempre raggiungibili e disponibili, anche fuori dall’orario lavorativo, con conseguenze negative sul recupero delle energie e sul benessere personale.