
Meloni vuole che i contenuti realizzati con l’AI vengano segnalati: “Se mi vedete mezza nuda è perché è stato fatto con Intelligenza Artificiale”. La proposta all’Europa
Durante l’assemblea di Confcommercio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha illustrato una proposta volta a rendere obbligatoria l’identificazione dei contenuti creati con l’intelligenza artificiale e diffusi online. L’obiettivo è quello di garantire maggiore trasparenza, imponendo l’inserimento di un avviso ben visibile su fotografie, video e altri materiali generati artificialmente, così da permettere agli utenti di riconoscerne immediatamente l’origine.
Nel corso del suo intervento, Meloni ha spiegato il concetto con un esempio ironico che la riguardava direttamente, affermando: «Se vedi la Meloni in camicia da notte sul letto mezza nuda, non pubblicare la foto dicendo: “si può un Presidente del Consiglio dei Ministri presentare così?” Perché ci sarà scritto che la Meloni è nuda perché è stato fatto con l’intelligenza artificiale». Successivamente ha ribadito il concetto sintetizzandolo nella frase: «La Meloni è nuda perché è stato fatto con l’intelligenza artificiale».
L’iniziativa presentata dalla premier non rappresenta però una novità assoluta. Misure simili sono già previste dall’AI Act, il regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale e che entrerà progressivamente in vigore nell’Unione Europea. Tra le disposizioni previste vi sono infatti obblighi di trasparenza per determinati contenuti prodotti tramite AI, soprattutto quando potrebbero essere confusi con materiali autentici.
Le dichiarazioni della presidente del Consiglio fanno riferimento a un episodio verificatosi nei mesi scorsi, quando sui social network era circolata un’immagine manipolata che mostrava il suo volto associato al corpo di una donna in biancheria intima. Alcuni utenti avevano creduto che la foto fosse reale, commentandola come tale. Meloni aveva quindi richiamato l’attenzione sui rischi legati ai cosiddetti deepfake, contenuti artificiali estremamente realistici che possono alterare la percezione dei fatti e diffondere informazioni false.
In quell’occasione aveva evidenziato la pericolosità di queste tecnologie, scrivendo che «i deepfake sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri no». Aveva inoltre invitato a un utilizzo più responsabile dei social, ricordando che «Una regola dovrebbe valere sempre: verificare prima di credere, e credere prima di condividere. Perché oggi capita a me, domani può capitare a chiunque». Il messaggio centrale resta quindi la necessità di distinguere chiaramente tra contenuti reali e materiali generati artificialmente, per contrastare disinformazione e manipolazioni digitali.