UE, Von der Leyen propone 450 miliardi di nuove tasse – E’ scontro con i Governi: cosa sta succedendo

20/06/2026

E’ scontro tra la Commissione europea e i governi nazionali sul futuro bilancio dell’Unione per il periodo 2028-2034. Al centro della disputa c’è la proposta avanzata dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che punta a introdurre nuove entrate fiscali per raccogliere circa 450 miliardi di euro nell’arco di sette anni. L’obiettivo è aumentare le cosiddette “risorse proprie” dell’Unione, riducendo la dipendenza dai contributi versati direttamente dagli Stati membri.

Von der Leyen ha avvertito i governi che, senza nuove fonti di finanziamento, le alternative sarebbero due: incrementare i versamenti nazionali oppure accettare una significativa riduzione delle risorse europee, stimata intorno al 40%. Le sue dichiarazioni hanno però suscitato reazioni molto critiche. Diversi Paesi considerano inaccettabile l’ipotesi di trasferire a Bruxelles una parte maggiore del gettito fiscale raccolto sul proprio territorio.

La discussione riguarda anche la dimensione complessiva del nuovo bilancio. Alcuni Stati, guidati dalla Germania e dai Paesi del Nord Europa, chiedono un contenimento della spesa e rifiutano l’idea di nuovo debito comune. Al contrario, Spagna, Italia e altri Paesi mediterranei sostengono la necessità di un bilancio più consistente per finanziare investimenti e politiche comuni. Attualmente la proposta in esame prevede una dotazione di circa 1.730 miliardi di euro, a cui si aggiungono oltre 130 miliardi destinati al rimborso dei prestiti collegati ai Piani nazionali di ripresa.

Un altro punto di scontro riguarda la destinazione delle risorse.

I Paesi del Nord chiedono maggiori fondi per difesa, innovazione e sicurezza, mentre un gruppo di sedici Stati, tra cui l’Italia, difende i finanziamenti destinati alla politica agricola e alla coesione territoriale, fondamentali per le regioni meno sviluppate.

In particolare, spiega Il Fatto quotidiano : “La Commissione chiede il 30% dei proventi del sistema Ets (tassa sul carbonio) e il 75% di quelli del Cbam (la tassa sul carbonio prodotto all’estero per le filiere europee). Altri soldi arriverebbero da un balzello del 15% sul tabacco, da uno di 2 euro al chilo sui rifiuti elettrici non riciclati e da un contributo fisso tra 100mila e 750mila euro a carico delle imprese più grandi. L’insieme porterebbe alle casse dell’Unione fino a 66 miliardi di euro l’anno nei sette anni del prossimo Bilancio, cioè circa 450 miliardi in tutto, circa un quarto dell’intero budget. Problema: tutti i Paesi, a vario titolo, sono contrari. Giorgia Meloni, per dire, chiede addirittura l’abolizione del sistema Ets, figurarsi se può appoggiare l’idea che i proventi vadano addirittura altrove. La Germania non vuol neanche sentir parlare di un’imposta fissa per le grandi imprese. In generale nessuno ama l’idea di aumentare le tasse, scontentando i propri elettori, per poi girare gli incassi a qualcun altro: è il motivo per cui proposte simili, già inserite nella proposta della Commissione per il Budget 2021-2027, alla fine furono cassate. Sette anni dopo, però, anche per via delle guerre, il peso di Bruxelles è aumentato e anche l’Europarlamento spinge per un bilancio più grande (che sfondi il muro dei 2.000 miliardi) e ovviamente maggiori risorse proprie: per questo Von der Leyen si permette di minacciare i governi, pur senza grossi risultati finora. La soluzione, come spessa capita in Europa, è un rinvio. L’Irlanda, che sarà presidente di turno dell’Ue dal 1° luglio, è stata incaricata di presentare un pacchetto di proposte proprio sulle tasse al Consiglio europeo di ottobre: i rumors dicono che nel mirino stavolta finiranno anche il settore delle cripto e le Big Tech americane (sarebbe bizzarro, visto che da Google in giù hanno tutte o quasi sede a Dublino)”.

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