Economia – L’Euribor supera la soglia del 2%: è la prima volta da 14 anni

15/12/2022

Economia – L’Euribor supera la soglia del 2%: è la prima volta da 14 anni

Il mercato del credito europeo sta vivendo una situazione di subbuglio dopo una lunga fase di tassi negativi. La situazione è in piena trasformazione con il ritorno dell’inflazione.

Nell’Eurozona il costo del denaro dovrebbe arrivare al 2,50%, toccando il 3% entro la metà dell’anno prossimo. Mentre l’Euribor ha superato la soglia del 2% per la prima volta da 14 anni.

“L’aspetto più interessante, però, è un altro – sottolinea l’esperto di mercato Giuseppe Timpone, dalle pagine di Investireoggi.it – ” L’IRS a 30 anni, che all’inizio del mese stava al 2%, ieri ripiegava a 1,91%. In pratica, l’Euribor a 3 mesi sovrasta il tasso trentennale. Una condizione che definire anomala è poco. Voi prestereste denaro al vostro vicino di casa per 30 anni a un tasso d’interesse inferiore a quello che fissereste per un prestito di appena 3 mesi? La risposta dovrebbe essere generalmente negativa. L’Euribor – aggiunge Timpone – “riflette le condizioni monetarie nel breve termine. Pertanto, risulta fortemente legato alla politica monetaria della BCE. Più questa si fa restrittiva, più i tassi salgono. L’IRS è un tasso d’interesse a medio-lungo e persino a lunghissimo termine. Più le scadenze avanzano, minore il legame con le condizioni monetarie e maggiore con le aspettative d’inflazione.

“Se seguite i mercati obbligazionari, saprete che ciò è accaduto ai titoli di stato. In effetti, l’IRS risente dell’andamento dei Bund, i titoli del debito pubblico tedesco che fanno da riferimento per l’Area Euro. Il Bund a 30 anni è sceso dal picco del 2,46% del 21 ottobre all’1,64% di oggi.
Il fatto che l’Euribor a 3 mesi sia salito ormai sopra l’IRS a 30 anni avrà un impatto forte sul mercato del credito. Al primo risultano agganciati i mutui a tasso variabile, al secondo i mutui a tasso fisso. Questo significa in soldoni che accendere oggi un mutuo a tasso variabile tendenzialmente costa di più di accenderne uno a tasso fisso. Di solito, avviene il contrario. Il tasso fisso garantisce una rata stabile fino alla scadenza del prestito e, pertanto, tale “assicurazione” è pagata dal mutuatario con una rata più pesante di quella fissata per un mutuo a tasso variabile.

“Tuttavia – conclude impone su investireoggi.it – “siamo in una fase particolare, cioè nel cuore del rialzo dei tassi. Il costo del denaro salirà ancora per diversi mesi prima di stabilizzarsi e scendere successivamente. Nel frattempo, le aspettative d’inflazione restano ancorate al target BCE del 2% anche per il medio e lungo termine. Ciò induce il mercato a non pretendere tassi più elevati per scadenze lontane. Infine, questo trend non gratifica le banche. Esse sono solite prestare a lungo e prendere denaro in prestito a breve. Questa divergenza dei tassi innalza i loro costi in misura più che proporzionale ai ricavi. Per fortuna, la loro liquidità abbonda ancora al punto tale che possono permettersi di remunerare i conti deposito dei clienti a tassi prossimo allo zero. La situazione, tuttavia, potrebbe cambiare con la restituzione anticipata dei prestiti T-Ltro ottenuti in pandemia. A novembre sono stati rimborsati 296 miliardi di euro e a giorni la BCE si aspetta che un valore cospicuo sia estinto prima della scadenza. La pressione di Francoforte in tal senso si è fatta forte.

Su questi prestiti le banche rischiano di fare profitti solo girandoli alla stessa BCE in forma di depositi e percependo un tasso più alto di quello passivo applicato. Venendo in parte meno questa liquidità extra, le banche sarebbero presto costrette ad alzare gli interessi a favore della clientela per non rischiare di perdere flussi di denaro. D’altra parte, però, se il “cavallo non beve” a seguito della crisi, a poco servirà detenere scorte liquide. Non ci sarebbe a chi prestarle”.

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