
JP Morgan lancia l’allarme: “Entro il 2027 ci sarà una spaventosa crisi alimentare globale”. Cosa può accadere
JPMorgan lancia un segnale d’allarme sui possibili rischi per i prezzi e la disponibilità degli alimenti nei prossimi anni. Secondo un’analisi della banca statunitense, entro il 2027 l’inflazione alimentare mondiale potrebbe subire una forte accelerazione, passando dal 2,8% della prima metà del 2026 fino a circa il 5% nello stesso periodo del 2027. Alla base di questo scenario ci sarebbero una combinazione di tensioni geopolitiche, problemi nella fornitura dei fertilizzanti e condizioni meteorologiche sfavorevoli.
Il rapporto individua cinque elementi principali, indicati come le “Cinque W”: guerra, condizioni climatiche, gestione delle scorte, disponibilità dell’acqua e sprechi. Particolare attenzione viene rivolta allo Stretto di Hormuz, importante via commerciale del Medio Oriente. Eventuali difficoltà nel trasporto marittimo potrebbero infatti ostacolare le esportazioni di fertilizzanti, fondamentali per l’agricoltura mondiale. Qatar e Iran, nel 2025, hanno rappresentato complessivamente una quota significativa delle esportazioni globali di urea.
Un ulteriore pericolo potrebbe arrivare dal clima. La NOAA ha stimato una probabilità del 69% che tra ottobre e dicembre 2026 si verifichi un forte ‘attacco’ del ‘Niño’. Un fenomeno di questa portata potrebbe ridurre la produttività agricola in alcune delle principali aree cerealicole del pianeta, comprese zone dell’Asia e dell’Europa, con possibili ripercussioni sui prezzi internazionali.
I dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti mostrano tuttavia un quadro non completamente negativo. Le scorte mondiali di grano previste per il 2026/27 sono leggermente aumentate, anche se negli Stati Uniti le riserve risultano in forte calo rispetto all’anno precedente a causa di una produzione inferiore.
Anche la Cina sta adottando misure per sostenere il settore agricolo. Alcune province hanno introdotto programmi con prezzi minimi garantiti per l’acquisto dei cereali. Essendo tra i principali produttori mondiali di riso e grano, le decisioni di Pechino potrebbero influenzare significativamente gli equilibri del mercato alimentare internazionale.