
“La Gen Z è la prima Generazione più ‘stupida’ della precedente”. Lo studio del neuroscienziato: “Troppi stimoli social”
Il neuroscienziato Jared Cooney Horvath, in un’intervista al New York Post, ha osservato che i giovani appartenenti alla Generazione Z mostrerebbero, in media, risultati nei test cognitivi leggermente più bassi rispetto a quelli ottenuti dalla generazione precedente. Una tendenza che rappresenterebbe un’inversione rispetto al passato, quando ogni nuova coorte tendeva a registrare performance superiori a quelle dei propri genitori.
Lo studioso chiarisce però che non si tratterebbe di un calo dell’intelligenza naturale. Il punto, secondo lui, riguarda piuttosto le modalità con cui i ragazzi di oggi apprendono, assimilano e rielaborano le informazioni. L’ambiente in cui crescono, profondamente segnato dalla tecnologia digitale, avrebbe modificato le abitudini cognitive.
Horvath individua tra i fattori principali l’esposizione costante a schermi e piattaforme online: smartphone, tablet, social network e flussi continui di contenuti brevi e immediati. Questa sovrabbondanza di stimoli, spesso rapidi e frammentati, potrebbe ridurre la capacità di mantenere l’attenzione su compiti prolungati e complessi. Secondo l’esperto, l’abitudine a passare velocemente da un contenuto all’altro inciderebbe su memoria, concentrazione ed elaborazione approfondita delle informazioni. Di conseguenza, attività che richiedono impegno continuativo – come lo studio o le prove scolastiche – risulterebbero più impegnative.
Si parla dunque di giovani cresciuti in un contesto digitale che plasma in modo diverso i processi cognitivi e le strategie di apprendimento.