
La Turchia lancia la sfida ai colossi globali, sta creando la propria versione di ogni cosa: dall’industria automobiistica, alla consegna di generi alimentari, fino all’industria di difesa. Ecco la ‘rivoluzione turca’
La Turchia lancia la sfida ai colossi globali: 13 campioni nazionali alla conquista dei mercati. Dall’industria automobilistica al gaming, dagli elettrodomestici alla difesa, la Turchia sta costruendo un sistema di imprese nazionali sempre più competitivo, capace di confrontarsi con i principali gruppi internazionali. Una strategia industriale che combina investimenti pubblici, innovazione tecnologica, acquisizioni e vantaggi produttivi, trasformando il Paese in un nuovo protagonista dell’economia globale.
Tra i casi più significativi spicca Dream Games, sviluppatrice di Royal Match, il videogioco che ha superato Candy Crush per ricavi mensili. Nel comparto degli elettrodomestici, Arçelik, proprietaria del marchio Beko e parte del gruppo Koç Holding, ha rafforzato la propria presenza internazionale acquisendo le attività europee di Whirlpool. Nel commercio digitale, Getir ha contribuito a diffondere il modello della consegna ultrarapida della spesa, mentre Trendyol si è affermata nell’e-commerce.
La lista dei campioni nazionali comprende anche Turkish Airlines nell’aviazione, TOGG nell’auto elettrica, Baykar nei droni militari e LC Waikiki nella moda. Realtà che rappresentano settori diversi, ma condividono l’ambizione di conquistare quote di mercato all’estero.
Le origini di questo sviluppo risalgono alle liberalizzazioni degli anni Ottanta promosse da Turgut Özal, che favorirono l’apertura commerciale e la nascita di grandi conglomerati. Dopo la crisi finanziaria del 2001, riforme economiche, infrastrutture e incentivi ai poli tecnologici hanno sostenuto una nuova fase di crescita. Più recentemente, il governo Erdoğan ha puntato sulla sovranità industriale, indirizzando risorse e commesse verso imprese nazionali.
Tre sono le principali leve su cui si fonda la competitività delle imprese turche. La prima è rappresentata dalle acquisizioni internazionali: comprare marchi occidentali, reti commerciali e stabilimenti già presenti sui mercati esteri consente ai gruppi nazionali di accelerare la crescita e consolidare la propria posizione senza dover costruire tutto da zero. È la strategia seguita da Arçelik, proprietaria di Beko, che attraverso l’integrazione delle attività europee di Whirlpool ha rafforzato il proprio peso nel mercato degli elettrodomestici. La seconda leva è il vantaggio competitivo sui costi. La posizione geografica della Turchia, a cavallo tra Europa, Asia e Medio Oriente, insieme a una base manifatturiera consolidata e a costi di produzione relativamente contenuti, permette alle aziende di servire mercati internazionali con prezzi aggressivi. La terza riguarda gli investimenti in ricerca, sviluppo e capitale umano. La crescita degli ecosistemi tecnologici di Istanbul e degli altri poli industriali ha favorito la nascita di imprese innovative, soprattutto nei comparti digitali, aerospaziali e della difesa.
I lati negativi
Ma il quadro presenta anche elementi di fragilità. La dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas espone il sistema produttivo alle oscillazioni dei prezzi energetici internazionali, mentre l’inflazione elevata e la svalutazione della lira complicano la programmazione degli investimenti e riducono il potere d’acquisto delle famiglie. Il cambio debole può favorire gli esportatori, che incassano in valuta estera e sostengono parte dei costi in moneta locale, ma aumenta contemporaneamente il prezzo delle materie prime, dei macchinari e delle tecnologie acquistati all’estero.