“Scendi il cane, siedi il bambino!” – L’Accademia della Crusca accetta la cacofonia. “Si può dire ma non scrivere”

28/01/2019

L’Accademia della Crusca ha dunque capitolato: dopo anni in cui la cacofonia “Siedi il cane ed esci il bambino” ha imperversato nel linguaggio comune, anche Vittorio Coletti, linguista ed esponente dell’Accademia lascia aperti spiragli per tutti: non è dunque un errore la costruzione transitiva, ad esempio, di sedere. “È lecita la costruzione transitiva di sedere? – dice Coletti. ” Si può rispondere di sì, ormai è stata accolta nell’uso, anche se non ha paralleli in costrutti consolidati con l’oggetto interno come li hanno salire o scendere (le scale, un pendio). Non vedo il motivo per proibirla e neppure, a dire il vero, per sconsigliarla”.

“Sedere con l’oggetto diretto di persona si legge ormai nei manuali sulla cura dei bambini – aggiunge Coletti, come riporta il quotidiano Repubblica.”Si legge anche nelle istruzioni su come mettere un bambino sul seggiolino dell’automobile. Dunque, è una costruzione abbastanza diffusa e neppure solo recente. Google books riporta un ‘siedilo sopra una poltrona damascata’ in un testo edito a Cremona nel 1865 (N.F., Memorie storiche della Colonna Mantovana nella guerra d’indipendenza 1848-49. Diciamo che sedere, come altri verbi di moto, ammette in usi regionali e popolari sempre più estesi anche l’oggetto diretto e che in questa costruzione ha una sua efficacia e sinteticità espressiva che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali”.

Costruzioni verbali entrate nell’uso comune e alquanto diffuse al Sud:
“Una procedura sintetica che riguarda da tempo anche altri verbi di moto come salire e scendere ma anche uscire e persino, al Sud, entrare, che in molti italiani regionali (non solo meridionali) ammettono, specie all’imperativo, il complemento oggetto (sali /scendi il bambino dalla nonna, esci il cane)”.
La risposta dell’Accademia della Crusca non ha convinto tutti. C’è chi si azzarda a trovarsi in disaccordo con l’Accademia: “Spero non entri nell’italiano corrente… Non ne vedo la necessità. Espressioni come ‘esci lo scatolo’ o ‘scendi lo scatolo’ mettono i brividi”, scrive una lettrice della pagina facebook dell’istituzione linguistica. E non si tratta del primo commento critico, al punto che deve intervenire il presidente Claudio Marazzini. “Gli insegnanti – precisa ” devono stare tranquilli: potranno continuare a correggere gli studenti che scrivono “esci la sedia”.

“Il problema è che ogni volta che si trasferisce un discorso scientifico sottile su un piano mediatico si producono risultati perversi. Coletti ha guardato con simpatia a una spinta innovativa che trasferisce un modo di dire popolare, accettandola nell’eccezione della quotidianità e delle situazioni familiari. Naturalmente se viene trasportato nella grammatica della scuola nascono dei problemi perché l’insegnante sarà comunque chiamato a correggere quelle forme nell’italiano scritto e formale”. Così spiega il presidente all’Agi – “Di fronte alle tendenze del parlato il linguista è sensibile perché tenta di cogliere il mutamento in atto, ma il grammatico no e si erge a limite invalicabile”. Fra linguaggio parlato e linguaggio scritto, insomma, c’è ancora una bella differenza.

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