
Sempre più vecchi e sempre di meno – Nel 2100 la popolazione europea tornerà ai livelli degli anni ’70. Le previsioni
L’Europa si prepara ad affrontare una profonda trasformazione demografica nei prossimi decenni. È quanto emerge dalla terza edizione del rapporto “Demographic Transformation in the EU” pubblicato dalla Commissione europea, che prevede un progressivo calo della popolazione e un costante aumento dell’età media. Secondo le stime, il numero degli abitanti dell’Unione raggiungerà il suo massimo nel 2029 con circa 453 milioni di persone, per poi iniziare una lenta ma costante diminuzione fino a scendere a circa 399 milioni entro il 2100. Si tratta di un calo di quasi il 12% rispetto ai livelli attuali, riportando la popolazione europea ai valori registrati nella seconda metà degli anni Settanta.
Parallelamente crescerà anche l’età media della popolazione. L’età mediana, che divide in due parti uguali la popolazione tra più giovani e più anziani, passerà dagli attuali 44,9 anni a circa 51,5 anni entro la fine del secolo. La situazione, tuttavia, non sarà uniforme tra i vari Paesi membri. Alcuni Stati continueranno ad avere una popolazione relativamente giovane, come l’Irlanda, mentre altri, tra cui l’Italia, partiranno già da livelli molto elevati di invecchiamento, confermando una delle strutture demografiche più anziane d’Europa.
Lo studio evidenzia inoltre il ruolo dell’immigrazione nel rallentare il declino demografico. Senza l’apporto dei flussi migratori, la popolazione europea potrebbe ridursi addirittura di circa un terzo rispetto ai livelli del 2025, con una perdita stimata di oltre 130 milioni di abitanti. Tuttavia, anche l’immigrazione non sarà sufficiente a compensare completamente il calo delle nascite e la conseguente diminuzione naturale della popolazione.
Le proiezioni indicano infine un ridimensionamento del peso demografico dell’Europa nel contesto mondiale. Se oggi gli abitanti dell’Unione rappresentano circa il 5,4% della popolazione globale, entro il 2100 questa quota potrebbe scendere al 3,4%, confermando una tendenza destinata a modificare profondamente gli equilibri economici, sociali e politici del continente nei prossimi decenni.