
Torino – Cinquant’anni fa lo scudetto granata. Fu una festa di popolo: fra il campione Pulici e le idee ‘rivoluzionarie’ di Gigi Radice
Il 16 maggio 1976 il Torino Football Club conquistò il settimo scudetto della sua storia, riportando entusiasmo a un popolo che attendeva un trionfo da quasi tre decenni, dopo la tragedia di Tragedia di Superga. Fu una vittoria vissuta come una rinascita collettiva, capace di unire tifosi, città e squadra in una festa rimasta storica.
Quel Torino allenato da Luigi Radice era considerato innovativo per il calcio italiano dell’epoca. L’allenatore, ispirato al “calcio totale” mostrato dall’Olanda ai Mondiali del 1974, costruì una squadra aggressiva, moderna e spettacolare. All’inizio non mancarono le difficoltà, ma i granata riuscirono progressivamente a superare la concorrenza della Juventus Football Club fino alla conquista del titolo.
Attorno alla squadra ruotavano anche rituali curiosi e scaramantici. Paolo Pulici, simbolo del Toro e idolo assoluto dei tifosi, pretendeva che il pullman si fermasse davanti alla gabbia del leone allo zoo prima di ogni partita. C’era poi una tifosa soprannominata “Bagna Cauda” che salutava sempre il gruppo dal balcone, e un operaio della Fiat che consegnava suggerimenti tattici all’allenatore.
La formazione granata era ricca di personalità: il portiere Luciano Castellini, i difensori Roberto Salvadori e Roberto Mozzini, il dinamico Patrizio Sala, il fantasista Claudio Sala e il regista Eraldo Pecci. In attacco brillavano i celebri “Gemelli del gol”: Francesco Graziani e Pulici.
Fu proprio Pulici a segnare il gol decisivo contro il Cesena nella partita che assegnò matematicamente il campionato ai granata. Dopo la rete esplose la gioia del Comunale, mentre arrivavano notizie favorevoli dalla sconfitta juventina a Perugia. Alla fine della gara i tifosi festeggiarono senza invadere il campo, seguendo persino un invito distribuito fuori dallo stadio.
La vittoria trasformò Radice in un eroe cittadino. Portato in trionfo dai suoi giocatori, l’allenatore quasi non riusciva a rendersi conto dell’impresa compiuta. Quel successo rimane ancora oggi uno dei momenti più emozionanti della storia granata e del calcio italiano.