
Torino – Lavazza lancia l’allarme: “Torino non è in declino, ma immobile da 15 anni. Investire nei giovani, contro l’immobilismo”.
Torino si trova davanti a una fase di stagnazione economica che, secondo Giuseppe Lavazza, richiede interventi concreti soprattutto a favore dei giovani e degli investimenti.
Il presidente del Centro Einaudi e numero uno di Lavazza è intervenuto durante l’assemblea organizzata al Sermig per gli 80 anni della Cna, insieme ad altri rappresentanti del mondo imprenditoriale e artigiano. Il suo messaggio è chiaro: «Torino non è in declino, ma immobile da 15 anni. Investire nei giovani, contro l’immobilismo».
Secondo Lavazza, il problema principale della città non è un vero e proprio arretramento, ma la difficoltà a crescere e a trasformare l’aumento della produttività in maggiore occupazione e ricchezza. «Servono – spiega- investimenti di qualità. Torino – ha aggiunto – “soffre di immobilismo, che è più pericoloso del declino, perché crea delle false aspettative».
Il confronto con altre importanti città industriali italiane evidenzia le difficoltà del capoluogo piemontese. Nell’arco di quindici anni, infatti, il valore aggiunto reale per abitante a Torino è aumentato soltanto di 188 euro, passando da 35.343 a 35.531 euro. Nello stesso periodo, Milano ha registrato una crescita di 9.591 euro, Bologna di 6.129, Padova di 3.749 e Brescia di 2.371 euro.
Lavazza ricorda anche il passato industriale della città, caratterizzato negli anni Ottanta da una fase di forte sviluppo legata a grandi realtà come Fiat, Olivetti e Gruppo Finanziario Tessile, periodo definito dagli economisti «l’estate indiana». Da allora, però, Torino non è riuscita a mantenere lo stesso ritmo di crescita.
Il Rapporto Rota del Centro Einaudi descrive infatti una città «sostanzialmente stagnante in termini di ricchezza per abitante». Secondo Lavazza, «Non è un declino: è un’immobilità, e per certi versi essa è più insidiosa». Torino, precisa, «ha saputo ristrutturare la sua industria, aumentando la produttività per addetto», ma questi miglioramenti «non si sono tradotti in nuova occupazione né in un miglioramento della posizione competitiva relativa». Per rilanciare il territorio, quindi, l’obiettivo indicato è puntare su investimenti qualificati e sulle nuove generazioni.