Torino – Sanità, Valle (Pd): “Nuovo piano attuativo Oirm Sant’Anna, dopo 3 anni, è ancora tutto da costruire”

03/07/2026

La delibera con cui l’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza prende atto del Piano attuativo strategico 2027-2029 dell’OIRM-Sant’Anna conferma molti dei dubbi che abbiamo espresso fin dall’inizio sul progetto di scorporo voluto dalla Giunta regionale.

Così attacca Daniele Valle, Vicepresidente Commissione Sanità del Consiglio regionale del Piemonte, che aggiunge:

“Leggendo le carte emerge infatti un quadro molto diverso dalla narrazione proposta in questi anni dalla maggioranza: un percorso che va a rilento, costoso, incompleto, caratterizzato da fortissime interdipendenze con la Città della Salute e da numerosi passaggi ancora da definire.

La prima evidenza riguarda proprio la posizione della stessa Città della Salute. L’Azienda non approva il Piano, ma si limita a prenderne atto e specifica addirittura di “riservarsi la condivisione dopo aver completato la valutazione del Piano e dei documenti allegati”. Una formulazione con cui si tiene le mani libere e che dimostra come il confronto sul progetto non sia affatto concluso.

Ancora più significativo è il fatto che gli strumenti fondamentali di organizzazione della nuova Azienda non siano definitivi. La delibera ricorda infatti che la “bozza di Atto aziendale” e la “bozza di Organigramma OIRM Sant’Anna” dovranno ancora essere condivise con le rappresentanze interne, sociali e sindacali e successivamente sottoposte al vaglio degli uffici regionali. In altre parole, sono solo le intenzioni della direzione dell’azienda.

Ma il dato politicamente e amministrativamente più rilevante riguarda il rapporto con la Città della Salute.

Nel Piano si legge chiaramente che la costruzione dell’autonomia aziendale “non coincide pertanto con una separazione immediata e integrale” e che laboratori, anatomia patologica, diagnostica per immagini, radiologia interventistica, farmacia, ingegneria clinica, sistemi informativi e numerose funzioni amministrative continueranno ad essere regolati attraverso accordi e convenzioni con la Città della Salute.

Lo stesso capitolo dedicato al modello organizzativo afferma esplicitamente che l’obiettivo è “internalizzare il nucleo, regolare il resto”, prevedendo per il primo triennio l’acquisto di numerosi servizi da CDSS.

Questo significa che alcuni dei servizi più strategici e delicati continueranno a dipendere totalmente dalla struttura dalla quale ci si sta separando.

È difficile parlare di vera autonomia quando il nuovo assetto continua a fondarsi su una rete così estesa di convenzioni e dipendenze operative. Verrebbe da chiedersi: perché separarsi allora? Sono anni che lo chiediamo, senza risposta.

Anche sul fronte dell’attuazione concreta dello scorporo emergono elementi che meritano attenzione. Il Piano riferisce che le 177 azioni previste dal cronoprogramma di scorporo presentano a giugno 2026 “un avanzamento medio del 18%” e che “il 55% delle azioni richiede esecuzione congiunta con CDSS”.

Sono dati che parlano da soli.

Se oltre metà delle attività necessarie dipende ancora da un lavoro congiunto con la Città della Salute e se il livello medio di avanzamento è ancora così limitato, appare evidente che lo scorporo sia fermo al palo. E che ci sia in atto un rimpallo di responsabilità.

A questo si aggiunge un ulteriore elemento di fragilità: il percorso economico-finanziario della nuova Azienda viene costruito sulla previsione di una significativa crescita della produzione sanitaria, sul recupero di attività oggi in difficoltà, sulla mobilità sanitaria attiva e sullo sviluppo di nuove fonti di entrata attraverso grant di ricerca e fundraising. Obiettivi certamente condivisibili, ma che si basano su condizioni ancora tutte da verificare nella pratica. O, più prosaicamente, i passivi resteranno caricati su CDSS.

Per questo continuiamo a porre una domanda semplice alla Giunta regionale: quale beneficio concreto e misurabile produrrà lo scorporo per i pazienti, per gli operatori e per il sistema sanitario piemontese rispetto a un modello integrato all’interno della Città della Salute? Cosa dice INAIL di questo ottavo plesso da finanziare? Quanto ci costerà questa scelta?

La sanità piemontese ha bisogno di investimenti, personale, riduzione delle liste d’attesa e rafforzamento dei servizi. Non può permettersi operazioni organizzative che rischiano di aumentare i costi e la complessità amministrativa senza avere ancora dimostrato in modo convincente il loro valore aggiunto per cittadini e pazienti”.

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