L’allarme di Bankitalia: “Se continua la guerra, l’Italia precipiterà in recessione”. Lo studio degli analisti

11/06/2022

L’allarme di Bankitalia “Se continua la guerra l’Italia precipiterà in recessione”. 

Le stime della Banca d’Italia delineano un quadro allarmante per il nostro Paese. Secondi gli analisti di esistono scenari economici, per l’evoluzione della guerra in Ucraina.

Nel caso in cui il conflitto  si protrarrà per tutto il 2022, senza coinvolgere altri paesi, resteranno altissimi  i prezzi delle materie prime e anche il commercio internazionale sarà rallentato. Ma l’interruzione di forniture energetiche dalla Russia porterebbe l’Italia verso uno scenario di forte negatività, con inevitabili ricadute dirette sulle attività manifatturiere ad alta intensità energetica. Ma non solo: anche rialzi nei prezzi delle materie prime, il rallentamento del commercio estero e il deterioramento dei climi di fiducia.

Un quadro spiegato dal sito specializzato Milano&Finanza: “Secondo Banca d’Italia, dopo essere rimasto pressoché stagnante nel primo trimestre del 2022, nello scenario base, il prodotto interno lordo si espanderà a ritmi modesti per il resto dell’anno, per poi rafforzarsi progressivamente dal 2023, in risposta all’attenuarsi delle tensioni belliche e delle pressioni inflazionistiche. In questo primo caso, il dato del pil si porterà a 2,6% quest’anno, all’1,6% nel 2023 e all’1,8% nel 2024. Inoltre, gli analisti hanno ricordato l’importanza del sostegno della politica di bilancio e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) all’attività economica: complessivamente, nell’arco del triennio 2022-2024, il livello del pil potrà innalzarsi di oltre i 3,5 punti percentuali, di cui circa due punti attribuibili al Pnrr”.

Se poi la guerra dovesse ulteriormente  peggiorar, i danni sarebbero persino maggiori.  “Nello scenario avverso – conclude l’analisi Milano&Finanza – “l’effetto sul pil sarebbe molto pesante: un aumento pressoché nullo per quest’anno e un calo per il 2023 di circa un punto percentuale. Ma la vera preoccupazione è sull’inflazione: con l’attenuarsi dei prezzi delle materie prime, nello scenario base l’inflazione al consumo si collocherà al 6,2% nella media di quest’anno, per poi diminuire nel 2023 e nel 2024 rispettivamente al 2,7% e al 2,0%. Tuttavia, secondo lo scenario avverso, il dato si potrebbe avvicinare all’8% nel 2022, rimanendo elevate anche nel 2023, a 5,5%, per poi scendere decisamente solo nel 2024”.

 

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