Torino – Medici di famiglia, Rossi e Valle (Pd) attaccano: “Flop di Riboldi. Piemonte unica regione a statuto ordinario con meno candidati che posti. Chiediamo dati sulla fuga dei laureati”

26/08/2026

Medici di famiglia, Rossi e Valle: “Altro flop di Riboldi. Il Piemonte è l’unica regione a statuto ordinario con meno candidati che posti. chiederemo i dati sulla fuga dei nostri laureati”

Trecento posti disponibili, ma soltanto 288 domande. Nonostante la carenza di circa 685 medici di famiglia e la campagna pubblicitaria “Il Piemonte ha bisogno di te”, il Piemonte è l’unica Regione a statuto ordinario italiana nella quale le candidature al Corso di formazione specifica in medicina generale 2026-2029 non sono sufficienti neppure a coprire i posti messi a bando. Un altro flop dell’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi e un segnale gravissimo della perdita di attrattività del sistema sanitario piemontese.

A livello nazionale sono state presentate 5.965 domande per 2.651 posti, più di due candidature per ogni borsa disponibile. In Piemonte, invece, le domande sono 288 per 300 posti, con 12 posti già potenzialmente scoperti prima ancora della prova di ammissione, fissata per il 21 ottobre. L’unica altra realtà con meno candidature che posti è la Provincia autonoma di Bolzano, con 13 domande per 30 posti. La Valle d’Aosta registra 10 domande per 10 posti. Tutte le altre Regioni hanno ricevuto più domande dei posti disponibili.

Il confronto è impietoso: la Lombardia ha ricevuto 642 domande per 481 posti, il Veneto 400 per 191, l’Emilia-Romagna 625 per 185, il Lazio 600 per 200, la Toscana 357 per 200, la Liguria 140 per 65 e la Campania addirittura 1.080 per 240. Il Piemonte si ferma invece sotto quota, nonostante abbia quasi raddoppiato le borse rispetto alle 170 dell’edizione precedente.

«Non basta acquistare qualche spazio pubblicitario e lanciare lo slogan “Il Piemonte ha bisogno di te” per convincere i giovani medici a costruire qui il proprio futuro. La campagna regionale non è riuscita neppure a raccogliere una candidatura per ciascun posto disponibile. Il Piemonte ha certamente bisogno dei giovani medici, ma il dato ci dice che molti giovani medici non vedono nel Piemonte un sistema nel quale valga la pena formarsi e lavorare» dichiarano Domenico Rossi e Daniele Valle, consiglieri regionali del Partito Democratico.

La Regione aveva promosso il bando attraverso una specifica campagna di comunicazione rivolta ai neolaureati. Il risultato è particolarmente preoccupante anche alla luce di quanto accaduto nel 2025: per 170 posti erano state presentate 187 domande, ma soltanto 60 candidati si erano poi presentati alla prova e appena 55 erano entrati in aula. La FIMMG Piemonte stima, inoltre, possibili abbandoni compresi tra il 30 e il 60 per cento prima del test e un’ulteriore riduzione fisiologica durante il primo anno di corso. Ciò significa che il numero effettivo dei futuri medici di famiglia potrebbe risultare molto più basso delle 288 domande iniziali. [

«Il problema non può essere liquidato sostenendo semplicemente che manchino i medici. In Italia le candidature sono più del doppio dei posti disponibili e in molte Regioni la domanda è tre o quattro volte superiore all’offerta. Il problema è che il Piemonte non riesce ad attrarli. Sette anni di governo regionale senza una politica credibile per il personale sanitario, senza una programmazione efficace della medicina territoriale e senza certezze organizzative hanno prodotto una sfiducia profonda tra chi dovrebbe scegliere di lavorare nel nostro sistema sanitario».

Il valore ordinario delle borse è definito nell’ambito del percorso nazionale e, da solo, non può spiegare perché un giovane medico presenti domanda in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto o Liguria e non in Piemonte. Esistono eventuali incentivi regionali aggiuntivi, ma il confronto con le altre Regioni del Nord dimostra che l’attrattività dipende anche dalle condizioni professionali offerte: organizzazione della medicina territoriale, prospettive di lavoro, carichi burocratici, integrazione con le Case della comunità, tempi certi della formazione e credibilità della programmazione sanitaria.

Rossi e Valle presenteranno una richiesta formale di accesso ai dati e un’interrogazione alla Giunta regionale per conoscere:

1. quanti dei 288 candidati abbiano conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia in un’università piemontese;
2. quanti provengano da altre Regioni;
3. quanti laureati negli atenei piemontesi abbiano presentato domanda per frequentare il corso di medicina generale in un’altra Regione o Provincia autonoma;
4. verso quali Regioni si indirizzino principalmente i laureati che lasciano il Piemonte;
5. quante candidature siano state presentate da medici già inseriti, a diverso titolo, nel sistema sanitario piemontese;
6. quale sia stato il costo complessivo della campagna di comunicazione “Il Piemonte ha bisogno di te”, quali canali siano stati utilizzati e quali obiettivi quantitativi fossero stati fissati;
7. quali misure la Giunta intenda adottare per evitare che, dopo la prova di ammissione e le prevedibili rinunce, resti inutilizzata una quota ancora maggiore delle 300 borse disponibili.

«Riboldi deve spiegare perché il Piemonte non riesca a trattenere e attrarre i giovani professionisti. Se emergesse che una parte significativa dei laureati piemontesi ha scelto di concorrere fuori regione, saremmo di fronte non soltanto a un’insufficienza di candidature, ma a una vera e propria fuga dal sistema sanitario piemontese. Per questo chiediamo alla Giunta di mettere immediatamente a disposizione tutti i dati sulla provenienza e sulla destinazione dei candidati».

«La medicina territoriale dovrebbe rappresentare uno dei pilastri della riorganizzazione sanitaria, anche in relazione all’apertura delle Case della comunità. Ma le strutture senza professionisti rischiano di rimanere soltanto contenitori. Non si costruisce una sanità di prossimità credibile senza medici di famiglia e non si attirano medici con gli slogan: servono programmazione, condizioni di lavoro sostenibili e una Regione capace di offrire una prospettiva professionale seria».

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