
A che età si lascia la casa dei genitori? In Italia ben oltre i 30 anni, siamo fra i paesi peggiori d’Europa. La classifica
A che età si chiude la porta di casa dei genitori e comincia davvero la vita da adulti? In Europa la risposta cambia parecchio da Paese a Paese. E l’Italia, secondo gli ultimi dati Eurostat riferiti al 2025, è tra quelle in cui il distacco arriva più tardi.
Nel nostro Paese l’età media per lasciare la famiglia d’origine è di 30,2 anni, contro i 26,3 della media dell’Unione europea. Una differenza di quasi quattro anni che racconta molto delle difficoltà, ma anche delle abitudini, dei giovani italiani. Il dato è praticamente invariato rispetto al 2024, quando la media era di 30,1 anni.
A guidare la classifica dei Paesi dove si resta più a lungo con mamma e papà è la Croazia, con 31,5 anni. Seguono Grecia e Slovacchia, entrambe a 30,9, mentre Italia e Spagna condividono quota 30,2. All’estremo opposto c’è la Finlandia: qui il trasloco dal nido familiare avviene mediamente a 21,4 anni. Seguono Danimarca, con 21,8, ed Estonia e Lituania, entrambe a 22,7. Tra i due estremi europei c’è quindi un divario superiore ai dieci anni.
Ma dietro il momento in cui si prende casa da soli non ci sono soltanto tradizioni familiari o differenze culturali. Un ruolo importante sembra averlo anche il lavoro. Nel 2025, nell’Ue, circa il 65,5% dei giovani tra 20 e 29 anni risultava occupato. Nei Paesi dove si esce prima dalla casa dei genitori, come Danimarca, Germania, Svezia e Paesi Bassi, l’occupazione giovanile tende infatti a essere più elevata.
L’Italia mostra invece una situazione opposta: tra i 20 e i 29 anni il tasso di occupazione era del 47,6%, il valore più basso dell’Unione europea. A rendere difficile il grande passo contribuiscono però anche il prezzo delle abitazioni, gli studi, le condizioni economiche e le consuetudini familiari. In altre parole, lasciare il nido non è soltanto una questione di età: spesso è il risultato di quanto sia concretamente possibile permettersi una vita autonoma.