
A Torino scoppia il caso – Lo Russo nega la piazza per la festa dei 210 anni della Polizia Penitenziaria. Il sindacato «Protesteremo fino in Parlamento»
Scoppia la polemica tra il SAPPE e il sindaco Stefano Lo Russo per la mancata concessione di uno spazio pubblico a Torino, dove nel 2027 dovrebbero celebrarsi i 210 anni della Polizia Penitenziaria. Il sindacato denuncia l’assenza di risposte e teme che la ricorrenza venga rinviata al 2028.
Per il SAPPE, l’anniversario rappresenta un momento di grande valore storico e istituzionale. Vicente Santilli, segretario nazionale per il Piemonte, porterà la vicenda in Consiglio regionale il 13 ottobre.
«Non avremmo mai voluto alimentare una polemica istituzionale. Ci siamo rivolti al sindaco con garbo e rispetto, chiedendo di riconsiderare la decisione, ma ai nostri appelli è seguito un silenzio che riteniamo ingiustificabile. Al di là della mancata disponibilità della piazza, è proprio l’assenza di un riscontro a destare preoccupazione, perché rischia di mortificare la dignità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria e il rispetto dovuto a un’istituzione dello Stato»
Il segretario generale Donato Capece annuncia ora il coinvolgimento delle istituzioni nazionali e possibili manifestazioni a Torino.
«Riteniamo conclusa la fase degli appelli rivolti al sindaco Lo Russo. Adesso porteremo la questione all’attenzione delle altre istituzioni, a partire dalla Regione Piemonte, fino ad arrivare al Parlamento e, se necessario, al Presidente della Repubblica, nella sua veste di Capo dello Stato e delle Forze Armate. Valuteremo anche l’organizzazione di una o più manifestazioni pubbliche a Torino, affinché il malcontento delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria possa trovare una legittima espressione»
Come risposta, i sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha escluso la possibilità di organizzare nel 2027 le celebrazioni pubbliche per l’anniversario della Polizia Penitenziaria, citando difficoltà logistiche e organizzative. Nella lettera al segretario regionale della FNS Cisl Piemonte ha voluto “ribadire la massima considerazione della Città di Torino per il Corpo di Polizia Penitenziaria e la profonda gratitudine per il lavoro che le sue donne e i suoi uomini svolgono quotidianamente”.
“Condividiamo pienamente il rilievo storico, civile e istituzionale della celebrazione e il valore del legame che unisce il Corpo alla nostra città – si legge in una lettera del sindaco indirizzata al segretario generale regionale FNS Cisl Piemonte –. Proprio questa consapevolezza impone di assicurare all’appuntamento condizioni organizzative e una cornice pienamente adeguate alla sua solennità”.
Il sindaco si è detto “Sinceramente desolato”, confermando che, “per ragioni logistiche e organizzative”, non sarà possibile ospitare la manifestazione nel 2027 “con il decoro e il rilievo che merita”. Ha però confermato la disponibilità ad accogliere l’evento nel 2028, “avviando con il necessario anticipo il lavoro di definizione della data, degli spazi e delle modalità organizzative”.
Ed è ancora uan volta dura la reazione dell’Osapp. Il segretario generale Leo Beneduci ha dichiarato: “Quanto appreso nelle ultime ore rappresenta l’ennesimo schiaffo in faccia a tutte le donne e a tutti gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria che ogni giorno, all’interno del carcere di Torino e di tutta Italia, svolgono il proprio dovere con encomiabile spirito di sacrificio. Parliamo di poliziotti che mettono quotidianamente a rischio la propria incolumità fisica, operando in un perenne stato di abbandono da parte delle Istituzioni e in totale assenza di concrete tutele operative e personali – così Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp –. Vogliamo davvero augurarci che dietro questa scelta ci siano esclusivamente reali e dimostrabili motivi logistico-organizzativi. Se al contrario dovessimo scoprire che tale decisione è stata dettata da mere logiche di opportunità politica, magari legate alla vicinanza delle prossime elezioni comunali, ci troveremmo di fronte a un fatto di una gravità inaudita e ancor più vergognoso”.