Calenda, duro attacco a Elkann dopo la vendita di Iveco: “Siamo un paese autolesionista. Finiremo a fare i camerieri dei cinesi”

31/07/2025

La holding Exor, controllata dalla famiglia Agnelli e presieduta da John Elkann, ha ufficializzato la vendita di Iveco, storico produttore torinese di veicoli industriali, al colosso indiano Tata Motors per una cifra pari a 3,8 miliardi di euro. L’operazione viene presentata come una grande opportunità per rafforzare il ruolo di Iveco a livello globale. Ma diverse voci critiche si sono levate per denunciare quello che considerano un ulteriore impoverimento del tessuto industriale italiano.

Tra i più duri si è espresso Giorgio Garuzzo, figura centrale nella storia di Fiat e già amministratore delegato di Iveco, che ha definito la mossa un errore strategico gravissimo. Secondo Garuzzo, Tata non rappresenta un partner industriale solido per il rilancio dell’azienda, bensì un concorrente diretto con interessi conflittuali. A suo giudizio, l’unico vero obiettivo del gruppo indiano è mettere le mani sull’estesa rete commerciale di Iveco – particolarmente forte in mercati come Italia, Spagna, Regno Unito e Germania – per poi utilizzarla per promuovere i propri veicoli.

“Eravamo una potenza industriale”, ha affermato, “oggi rischiamo di diventare un paese irrilevante, fuori dalle grandi competizioni del futuro”.

Anche Carlo Calenda, leader di Azione ed ex ministro dello sviluppo economico, ha espresso il proprio dissenso con toni accesi. In un post pubblicato su X, ha accusato John Elkann di aver ceduto, senza un piano, marchi fondamentali per l’industria italiana, mentre la politica e i media restavano in silenzio.

“Sotto la gestione di Elkann hanno venduto Magneti Marelli, Comau e ora Iveco. Nel silenzio generalizzato. Mentre la politica parlava di cavolate”, ha scritto Calenda su X. “A nessuno frega nulla dell’industria che pure ha fatto grande questo paese. Basta comprarsi un paio di giornali (il suo riferimento è al controllo di Exor sul gruppo Gedi, che edita Repubblica e La Stampa) e puoi fare ciò che vuoi. Il sindacato si gira dall’altra parte e la politica pure. Siamo un paese autolesionista e finiremo per diventare una terra di camerieri dei cinesi o tenutari di case vacanze”.

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