
In Italia lavora meno di un giovane su cinque tra i 15 e i 24 anni – Siamo fra i peggiori in Europa
L’Italia continua a registrare un forte ritardo nell’occupazione giovanile rispetto agli altri principali Paesi europei. Nel 2025 soltanto il 17,9% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni aveva un lavoro, una percentuale nettamente inferiore alla media dell’Eurozona, dove gli occupati superano un giovane su tre. Ancora più marcato il confronto con la Germania, che raggiunge il 50,8%.
Il divario si riduce sensibilmente con l’aumentare dell’età. Tra i 25 e i 29 anni il tasso di occupazione arriva al 62,6%, mentre nella fascia 30-34 anni supera il 70%. La difficoltà dei più giovani a entrare nel mondo professionale è legata anche alla permanenza più lunga nei percorsi di studio, ma incidono fortemente anche le differenze territoriali e la complessità del passaggio dalla scuola al lavoro.
Negli ultimi anni, tuttavia, emergono segnali incoraggianti. Dal termine del 2021 l’occupazione nella fascia 25-34 anni è aumentata di 3,2 punti percentuali, beneficiando soprattutto della ripresa successiva alla pandemia. Particolarmente rilevante il recupero registrato nel Mezzogiorno: nel 2025 il livello occupazionale dei giovani meridionali è tornato sui valori di circa vent’anni fa, recuperando le perdite provocate dalle crisi economiche del 2008 e del 2012.
Migliora anche la situazione dei NEET, cioè dei ragazzi che non studiano e non lavorano. Nel 2025 la loro quota tra i 15 e i 29 anni è scesa al 13,3%, contro il 26,2% raggiunto nel 2014.
A favorire questa evoluzione contribuiscono una maggiore collaborazione tra scuole e imprese, i PCTO e la crescita degli ITS Academy. Rafforzare l’orientamento e creare collegamenti sempre più efficaci tra formazione e occupazione resta quindi fondamentale per facilitare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e valorizzare una risorsa destinata a diventare sempre più preziosa.