Italia infuocata dal caldo, parla Mercalli: “Noi climatologi inascoltati e anche insultati. I negazionisti cosa dicono?”

27/06/2026

Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, ripete ancora una volta: “L’ultima ondata di calore che ha colpito l’Italia  non ha nulla di eccezionale rispetto a quanto gli scienziati del clima prevedono da anni”.

Il climatologo ricorda infatti che le estati italiane ed europee sono ormai caratterizzate da temperature sempre più elevate e da eventi estremi sempre più frequenti.

“Se questa ondata di calore mi sorprende? Direi di no: sono anni che non facciamo altro che dire che le ondate di calore sono la cifra della nuova estate italiana ed europea nell’era del riscaldamento globale”. Secondo Mercalli i record di temperatura registrati negli ultimi anni, come quelli di Siracusa e della Sardegna, confermano una tendenza ormai consolidata. Particolarmente significativi sono anche i dati provenienti da altri Paesi europei, come la Francia e il Regno Unito, dove si sono registrate temperature molto superiori alle medie storiche.

Mercalli ritiene che oggi non sia più corretto parlare di eventi straordinari, bensì di una nuova normalità climatica. Per questo critica lo stupore con cui ogni estate vengono accolte le ondate di caldo, dichiarando: “Meravigliarsi delle ondate di calore oggi è come stupirsi della mafia in Italia. Davvero, basta, tutti gli anni ci sono, e sempre più spesso, come denunciamo noi climatologi. Inascoltati”. A suo giudizio, la vera particolarità dell’estate 2026 potrebbe essere la durata del fenomeno: “Se l’ondata di calore durerà come sembra fino a fine mese, giugno 2026 potrà eguagliare quello del 2003”.

Nel corso del suo intervento, il climatologo evidenzia come l’evoluzione attuale fosse stata prevista da tempo. “L’avevamo detto e lo stanno ripetendo da 30 anni i modelli matematici: andiamo verso un mondo sempre più caldo con ondate di calore più frequenti e intense”. Tuttavia, lamenta che gli avvertimenti della comunità scientifica siano stati spesso ignorati e osserva con preoccupazione la crescita del negazionismo climatico. “Il livello delle minacce, degli insulti e della messa in dubbio dei dati scientifici è aumentato nell’ultimo anno e questo mi preoccupa”.

Secondo il climatologo,  la diffusione di posizioni contrarie alle evidenze scientifiche è legata anche a interessi economici. “Quando ci sono degli interessi economici dietro, la spinta a negare ha una precisa finalità che è quella di favorire l’uso dell’energia fossile invece di appoggiare la transizione verso le rinnovabili”. In altre parole, il rifiuto delle conclusioni della ricerca scientifica contribuirebbe a rallentare il passaggio verso fonti energetiche meno inquinanti.

Ripercorrendo gli ultimi decenni, Mercalli individua nel 2003 un momento di svolta per il clima europeo. “Dal 2003, l’anno di esordio della prima ondata di caldo africano, fu la prima volta che si misurarono 40 gradi a Milano come a Parigi”. Da allora le temperature elevate sono diventate sempre più frequenti e oggi interessano anche aree che storicamente erano considerate fresche. Riferendosi alla situazione francese, osserva: “Oggi è la giornata più calda della storia della Francia con molte città a 44 gradi, una situazione complicata per la vita quotidiana in zone non abituate a queste temperature”.

Particolare attenzione viene riservata alla Pianura Padana, considerata una delle aree più vulnerabili a causa dell’umidità e della scarsa ventilazione. Mercalli spiega che il caldo estremo rappresenta un problema soprattutto per chi è costretto a lavorare all’aperto. “Finché uno sta chiuso in casa col condizionatore acceso si sopporta, ma non è che puoi vivere tutta l’estate in un bozzolo artificiale”. Per questo ricorda che “Il colpo di calore è una patologia mortale, per questo è obbligatorio interrompere il lavoro nelle ore più calde”.

Guardando al futuro, il climatologo prospetta scenari molto critici se non verranno ridotte le emissioni di gas serra. “Fra 20 anni potremmo avere 51 gradi in Sicilia e 45 a Milano”. Per affrontare questa prospettiva propone misure di adattamento urbano: “Dobbiamo mettere in atto forme di adattamento, costruire città con più verde che siano più fresche rispetto alle aree asfaltate”. Inoltre invita a fermare il consumo di suolo e a ripensare la struttura delle città: “Basta cementificazione e bisogna creare i rifugi climatici: c’è tutta un’urbanistica del riscaldamento globale che dovrebbe cambiare la faccia alle nostre città”.

Infine, Mercalli ribadisce che il riscaldamento globale non può essere spiegato da cause naturali. “Oggi si può attribuire a ciascuna variazione del passato una causa, ma in questo momento non ci sono fattori naturali che dovrebbero generare il riscaldamento”. Richiamando i dati sulla composizione dell’atmosfera, sottolinea che “La composizione passata da 280 a 430 parti per milione non era mai successa negli ultimi 13 milioni di anni”. La causa principale, conclude, è l’attività umana: “Abbiamo tirato fuori da sottoterra una quantità colossale di carbone, petrolio e gas e bruciandola abbiamo cambiato la composizione dell’atmosfera”.

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