
La crisi del vino continua – Le giacenze di invenduto superano la cifra record di 50milioni di ettolitri. I dati
Il comparto vitivinicolo italiano continua a fare i conti con una fase di difficoltà, segnata dal calo dei consumi e dall’aumento delle scorte rimaste invendute. Secondo i dati presentati durante l’assemblea annuale dell’Unione Italiana Vini, le giacenze hanno ormai superato i 53,4 milioni di ettolitri, mosti compresi, un volume pari a un’intera vendemmia conservata nelle cantine. Una situazione che spinge il settore a interrogarsi sulla necessità di ridurre la produzione per riequilibrare il mercato.
Il presidente dell’associazione, Lamberto Frescobaldi, sottolinea come il contesto sia profondamente cambiato rispetto a qualche decennio fa. Alla fine degli anni Ottanta l’Italia produceva circa 70 milioni di ettolitri e il consumo medio superava i 100 litri pro capite all’anno. Oggi la produzione si è ridotta a circa 44 milioni di ettolitri, mentre il consumo interno è sceso a poco più di 33 litri per persona. Nonostante questo, il valore economico del vino italiano è cresciuto in modo significativo, passando da circa 2 miliardi di euro a oltre 16 miliardi, segno di una maggiore attenzione alla qualità e alla valorizzazione del prodotto.
Per Frescobaldi, quindi, una riduzione delle quantità non rappresenta necessariamente un elemento negativo. Al contrario, potrebbe favorire un ulteriore percorso di qualificazione del vino italiano, puntando su produzioni più sostenibili e ad alto valore aggiunto.
La contrazione della domanda non riguarda solo l’Italia, ma interessa anche il mercato internazionale. Proprio per questo Paesi come Francia e Spagna hanno già adottato misure incisive, comprese campagne di estirpazione dei vigneti, per adeguare l’offerta ai nuovi livelli di consumo.
A confermare le difficoltà del settore c’è anche l’andamento dei prezzi. Nel maggio 2026 i vini a denominazione d’origine hanno registrato una diminuzione media del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, evidenziando le pressioni che gravano anche sulle produzioni di maggiore qualità e rendendo sempre più urgente una riflessione sul futuro della viticoltura italiana.