
Ricomincia la scuola con i soliti problemi – Cattedre vuote, docenti precari e ‘girandola’ delle supplenze: “Anche quest’anno si ricomincia da zero”
Con l’inizio del nuovo anno scolastico tornano i problemi ormai ricorrenti della classi italiane: cattedre ancora scoperte, insegnanti precari, assegnazioni tardive e continui cambi di docente. Il professor Alfredo Procino, docente precario, definisce questa situazione non più come un’emergenza, ma come un fenomeno stabile: “Non è “questa”, ma ogni estate è l’ennesima di una lunga serie. Il problema ormai non è più acuto, è cronico”. La lunga attesa per graduatorie e supplenze costringe ogni anno molti insegnanti a ripartire da capo, trascurando però l’esigenza fondamentale degli studenti: “E tutto ciò, dimenticando i ragazzi, che dovrebbero essere posti al centro della nostra attenzione.”
Tra le possibili soluzioni viene indicato il doppio canale di reclutamento, che potrebbe trasformare una parte del precariato continuativo in assunzioni stabili. La rotazione degli insegnanti, infatti, compromette la continuità educativa, particolarmente importante per ragazzi adolescenti. Procino sottolinea inoltre che non esiste una vera guerra tra precari, ma una contrapposizione tra diverse categorie di docenti: “divide et impera”. Per affrontare il problema servirebbe quindi un sistema capace di valorizzare anche chi lavora da anni con contratti temporanei.
Le difficoltà della scuola, tuttavia, non riguardano soltanto il precariato. Tra le principali criticità ci sono anche quest’anno classi troppo numerose, mancanza di personale, soprattutto nel sostegno, e una burocrazia eccessiva che sottrae tempo all’attività educativa. E il peso dell’instabilità influisce negativamente sulla qualità dell’insegnamento.
La scuola deve inoltre affrontare nuove sfide, dal disagio giovanile alla violenza, fino all’impatto dell’intelligenza artificiale. Il docente non dovrebbe limitarsi a trasmettere conoscenze, ma diventare un punto di riferimento per aiutare gli studenti a sviluppare senso critico e responsabilità.
Per farlo, però, servono maggiore stabilità, personale adeguato, autonomia e condizioni di lavoro migliori. E non dimentichiamoci: anche stipendi più alti.