
Torino – Magazzino devastato, il drammatico appello di un imprenditore piemontese : «Cinque furti in sei anni, tre negli ultimi undici mesi. Così si rischia di uccidere un’azienda sana»
L’allarme di un imprenditore piemontese del settore meccanico: il metallo duro è diventato un bersaglio per furti sempre più organizzati. A rischio produzione, posti di lavoro e continuità aziendale. Un appello alle istituzioni: «Non possiamo difenderci da soli».
Cinque furti in meno di sei anni, tre dei quali negli ultimi undici mesi. L’ultimo, il 6 ottobre scorso, ha praticamente azzerato il magazzino di un’azienda piemontese specializzata nella produzione di utensili in metallo duro integrale.
Una realtà industriale che cresce sui mercati internazionali, riconosciuta per la qualità dei propri prodotti, ma che oggi si trova a dover affrontare per la quinta volta le conseguenze di un furto devastante.
L’imprenditore, che preferisce non rendere pubblico il suo nome, lancia l’allarme: «Ogni volta ricominciamo. Ricompriamo il materiale, riorganizziamo la produzione, cerchiamo di rispettare gli impegni con i clienti e di salvaguardare il lavoro dei nostri collaboratori. Ma dopo cinque furti, di cui tre in meno di un anno, anche un’azienda sana rischia di non avere più la forza finanziaria per ripartire», denuncia.
Il fenomeno è legato anche al valore crescente del metallo duro, una materia prima diventata estremamente rara e costosa, che alimenta un mercato illegale del recupero e della rivendita, persino dei rottami.
I furti non riguardano soltanto i produttori di utensili, ma anche le aziende che li utilizzano nelle proprie lavorazioni, rendendo potenzialmente vulnerabile una parte importante del tessuto manifatturiero.
L’ultimo furto: sistemi di sicurezza neutralizzati e magazzino svuotato
L’episodio del 6 ottobre ha evidenziato un livello di organizzazione particolarmente preoccupante.
I responsabili hanno raggiunto gli impianti di sicurezza attraverso il tetto, neutralizzato le comunicazioni dell’allarme e distrutto fisicamente la centrale. A distanza di circa due ore sono tornati per completare il furto, trovando ormai inefficaci anche i sistemi di videosorveglianza e il dispositivo nebbiogeno installato a protezione del magazzino.
Il risultato è stato la sottrazione di gran parte delle scorte aziendali.
«Abbiamo investito nella sicurezza, ma davanti ad azioni di questo tipo non basta più. Non possiamo trasformare le fabbriche in fortezze. E non possiamo pensare che ogni imprenditore debba combattere da solo contro una criminalità sempre più organizzata».
Il vero danno va ben oltre il materiale rubato
La perdita di materia prima e prodotti finiti determina interruzioni produttive, mancate vendite, difficoltà nel rispettare gli ordini e la necessità di acquistare nuovamente materiali a prezzi sempre più elevati.
Nel caso dell’azienda colpita, le ripetute interruzioni hanno comportato anche il ricorso alla cassa integrazione.
«La cosa più assurda è che rischiamo di compromettere anni di investimenti, di crescita sui mercati esteri e di lavoro, non perché abbiamo perso competitività o clienti, ma perché qualcuno continua a portarci via ciò che produciamo».
L’appello alla Regione Piemonte e alle istituzioni
L’imprenditore chiede un intervento coordinato che coinvolga Regione Piemonte, Prefetture, autorità di pubblica sicurezza e associazioni imprenditoriali, per affrontare un fenomeno che rischia di mettere in difficoltà un intero comparto.
Servono un monitoraggio più attento dei furti ai danni delle imprese, misure di prevenzione e contrasto adeguate alla loro crescente organizzazione e strumenti di sostegno per le aziende che subiscono danni tali da comprometterne la continuità produttiva.
«Non chiediamo privilegi e non cerchiamo compassione. Chiediamo che venga riconosciuta la gravità di ciò che sta accadendo. Un’azienda che produce, esporta e dà lavoro non può essere lasciata sola fino al punto di rischiare la chiusura per una successione di furti».
E conclude:
«Io continuerò a fare tutto il possibile per rialzarmi, come ho già fatto altre quattro volte. Ma non posso accettare che il futuro della mia azienda e delle persone che ci lavorano dipenda dalla possibilità che qualcuno torni, per la sesta volta, a portarci via tutto. Questa non è più soltanto una questione di furti. È una questione di sopravvivenza delle nostre imprese».