Torino rischia di perdere parte della RAI – Protesta di Littizzetto, Chiambretti e Bruno Gambarotta: “Se serve mi incateno”

06/06/2026

A Torino cresce la preoccupazione per il futuro della sede Rai e di alcuni edifici storici legati all’azienda pubblica. La decisione di inserire nel piano di alienazione immobiliare il Palazzo della Radio di via Verdi, l’ex teatro Scribe e l’ex Centro di Produzione di corso Giambone ha provocato una forte mobilitazione di lavoratori, sindacati, rappresentanti politici e numerose personalità del mondo della cultura e dello spettacolo.

Durante un presidio organizzato ai piedi del Palazzo della Radio, molti partecipanti hanno espresso il timore che la vendita degli immobili rappresenti un ulteriore ridimensionamento del ruolo della Rai nel capoluogo piemontese. Al centro della protesta non c’è soltanto la sorte degli edifici, ma anche quella dei lavoratori, delle produzioni e di un patrimonio culturale considerato parte integrante della storia della città.

Tra gli interventi più significativi quello di Luciana Littizzetto, che ha ricordato il profondo legame tra Torino e la radiofonia italiana, sottolineando la necessità di tutelare questa eredità. Lo slogan condiviso dai manifestanti è chiaro: “La Rai di Torino non si vende, si rilancia”. Anche Massimo Gramellini ha voluto sostenere l’iniziativa con un videomessaggio, ribadendo che “La Rai è nata a Torino e a Torino non può morire. Viva la Rai di Torino, viva”.

Secondo i lavoratori, la vendita del Palazzo della Radio senza un progetto concreto di rilancio rappresenterebbe una scelta dannosa sia per il personale sia per il territorio. La richiesta è quella di conoscere quali siano le strategie future dell’azienda e quali investimenti siano previsti per il centro produttivo torinese.

Sulla stessa linea si è espresso il segretario dell’Usigrai, Daniele Macheda, che ha contestato una visione limitata al solo valore economico degli immobili. A suo giudizio, questi edifici custodiscono memoria, attività e competenze che non possono essere ridotte a semplici beni da vendere.

Particolarmente emozionante l’intervento di Bruno Gambarotta, storico volto Rai, che ha dichiarato: “Sono anche pronto a incatenarmi”. Per lui il Palazzo della Radio non appartiene soltanto all’azienda, ma rappresenta una parte fondamentale della storia cittadina. Littizzetto ha definito “ottuso, vergognoso” il pensiero di sacrificare un patrimonio culturale esclusivamente per ragioni economiche, proponendo persino di valorizzarlo come spazio museale.

La protesta è stata accompagnata da una raccolta firme e dal sostegno di esponenti politici di diverse forze, tra cui Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Tutti hanno evidenziato la necessità di un piano industriale di lungo periodo che restituisca centralità alla Rai di Torino, evitando che la città perda un presidio culturale e produttivo costruito in decenni di storia.

Per i manifestanti, la questione non riguarda soltanto alcuni edifici, ma il futuro stesso del Servizio Pubblico e il ruolo che Torino continuerà ad avere nella sua evoluzione.

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