Così l’Italia punta a liberarsi dalla dipendenza dal gas russo: “Ecco tre strade possibili, ora troviamo nuove regole”

26/02/2022

Con la guerra accesa dalla Russia preoccupano le ricadute sulle forniture energetiche. Ma l’Italia può liberarsi dalla dipendenza dal gas russo?

Il nostro Paese può puntare su tre strade: il gasdotto trans-adriatico TAP, l’incremento della produzione interna e il gas liquefatto (GNL)
Uno dei primi interventi previsto dal nostro governo su questo versante è il potenziamento della produzione interna. I nostri giacimenti  contengono, infatti,  oltre 90 miliardi di metri cubi di gas. Attualmente dai giacimenti italiani vengono estratti circa 3 miliardi di metri cubi di gas, che potrebbero arrivare a 6 adeguando gli impianti.

Una seconda soluzione punta sulla tecnologia di liquefazione del gas, che, una volta portato alla temperatura di 162 gradi sottozero, può essere stoccato in forma liquida  e trasportato via nave: ciò permetterebbe a Italia e UE di rifornirsi da mercati come gli Stati Uniti o l’Australia.

Ma  il maggior contributo per togliere l’Italia dal ‘giogo russo’ può arrivare dall’Azerbaijan, paese collegato direttamente all’Italia tramite il Trans Adriatic Pipeline. Il TAP, gasdotto attivo dal 2020 che attraversando Georgia, Turchia, Grecia, Albania e il Canale d’Otranto porta il gas direttamente in Puglia in quantità che soddisfano un fabbisogno che dovrà però necessariamente crescere negli ultimi anni.

Insomma, uscire dalla ‘dipendenza russa’ non sarà facile. Ma la combinazione delle tre strade che potrebbero intraprendere Italia e paesi europei  potrebbe limitare le conseguenze economiche causate dalla guerra..

“Per l’Italia sono necessarie nuove regole in materia energetica per ridurre dipendenza dal gas russo”. Sono le parole di Gilberto Pichetto Vice Ministro allo Sviluppo economico Senatore di Forza Italia che si complimenta con il premier italiano.

“Bene Draghi, avanti uniti!”, dichiara sui social.

“E’ necessario individuare fin da subito nuove regole in materia energetica per ridurre la dipendenza del nostro Paese dal gas russo. Ritengo dunque positivo riconsiderare il percorso avviato verso la transizione ecologica, ragionando, come ha detto il Presidente Draghi, sull’ipotesi di riapertura delle centrali a carbone. Allo stesso tempo – aggiunge – “ è necessaria una revisione del patto di stabilità per far fronte all’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, ricorrendo ad uno scostamento di bilancio.

“Si tratta di soluzioni che non avremmo voluto scegliere ma che potremmo essere obbligati a percorrere per causa di forza maggiore, con l’obiettivo di calmierare il prezzo dell’energia e andare dunque incontro alle difficoltà di famiglie e imprese, in particolare quelle più penalizzate dall’attuale contingenza economica”.

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