
Torino – Ronde anti-spacciatori: dopo le indagini Frank Mascia si difende: “Sono solo passeggiate notturne”.
Franco Masciandaro, noto sui social come Frank Mascia, è tra gli otto indagati nell’inchiesta sui raid contro gli spacciatori a Torino. A suo carico vengono ipotizzati, tra gli altri, istigazione a delinquere, usurpazione di funzioni pubbliche, violenza privata e lesioni.
Mascia respinge ogni accusa e sostiene di essersi limitato a «passeggiate notturne» per documentare e segnalare situazioni di degrado e pericolo.
Condanna inoltre le aggressioni, ribadendo: «non è con la violenza che si risolvono le cose». L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e gli indagati possono presentare memorie o chiedere di essere interrogati
Il Corriere della sera ricostruisce gli ultimi passaggi: “Nonostante la richiesta da parte del Corriere (tramite il suo difensore) di offrire la propria ricostruzione dei fatti e dare la propria opinione, Mascia preferisce il pulpito del web: prendendosela, in primis, con alcuni giornali, che «sparano sentenze ancora prima che tu, indagato, venga giudicato dalla legge. Io sono ignaro ed estraneo a tutto quello che è successo».
Così si legge sul Corriere, che aggiunge: “Va da sé, ancora siamo di fronte alla chiusura dell’indagine, con la facoltà di Masciandaro e degli altri indagati di rendere interrogatorio o depositare memorie difensive, in attesa dell’eventuale udienza preliminare e, in caso di rinvio a giudizio, del processo.
Le violenze raccontate — continua Mascia — «sono atti da condannare, persone che si comportano così sono da condannare». Poi, ripercorre i fatti: «Nel 2024 ho preso parte a una camminata contro il degrado al parco Sempione di Torino, dove ci sono ragazze prese in ostaggio dagli spacciatori e messe a prostituirsi per strada per una dose di crack, mamme che chiedono aiuto per queste giovani, massacrate di botte dai pusher. E la camminata era per documentare la situazione». Ancora: «Finisce la camminata e ce e torniamo a casa. Subito dopo, alcune persone entrano nel parco e massacrano di botte dei pusher con manganelli e quant’altro». Conclusione: «Chi ha compiuto questo atto deve essere punito, perché non è con la violenza che si risolvono le cose». Ha dei dubbi: «Però la cosa che sorge è strana: non è che qualche pusher, vista la situazione, ne ha approfittato per trovare un capro espiatorio, anche per un risarcimento? A volte i pusher si massacrano di botte tra loro», dice ancora Mascia. «Ma io cosa c’entro? Di quel che hanno combinato altro? E basta con questa storia». Insomma, alla fine i giornali scrivono solo cavolate, anche se il vocabolo utilizzato è un po’ più graffiante. Vanno in senso diverso gli elementi raccolti dalla Digos: «in un vocale, Mascia “conferma di essere lui il responsabile, anche se ha negato tutto”».