
Moschea a Torino, è scontro totale: Marrone promette: “La fermeremo”. Rabbia delle opposizioni: “E’ Islamofobia allo stato puro”. Cosa sta succedendo
A Torino scoppia lo scontro politico sul progetto di trasformazione dell’ex fonderia Nebiolo, nel quartiere Aurora, in un centro culturale con una moschea. L’intervento, approvato dal Comune e arrivato al permesso di costruire il 30 settembre, prevede una struttura di circa 6mila metri quadrati, con biblioteca, aule, studentato e spazi pubblici. La moschea occuperebbe 1.309 metri quadrati e potrebbe accogliere circa mille persone.
A cercare di bloccare il progetto è Maurizio Marrone, vicepresidente della Regione Piemonte, che ha presentato un emendamento alla legge regionale sui luoghi di culto. La modifica introdurrebbe l’obbligo di rispettare specifiche distanze tra le diverse strutture religiose, stabilite dalla Giunta regionale. Secondo Marrone, questa misura servirebbe a impedire la realizzazione della nuova moschea: “La sinistra vorrebbe creare qui la seconda più grande moschea d’Europa e trasformare i quartieri della periferia nord di Torino, Barriera di Milano e Aurora, in Ceuta”. L’esponente di Fratelli d’Italia aggiunge: “Non ci accontentiamo di dire che bisogna fermarli, noi li fermeremo anche con una legge regionale che fissa a livello urbanistico distanze minime da altri luoghi di culto così da fermare concretamente questa follia”.
La proposta ha provocato la dura reazione delle opposizioni. Il Movimento 5 Stelle accusa Marrone di portare avanti una “Propaganda ideologica che alimenta frizioni sociali” e chiede chiarimenti sull’applicazione delle nuove regole a tutte le confessioni religiose. Anche Avs attacca duramente l’iniziativa. Alice Ravinale parla di “islamofobia allo stato puro” e contesta l’uso di espressioni come “Torinistan”, ritenendole discriminatorie. Il Pd, con Giovanna Pentenero, difende invece il progetto, sottolineando il percorso seguito negli anni e il suo obiettivo di favorire l’integrazione.
Anche dalla comunità valdese arriva un appello a non trasformare la riqualificazione dell’area in uno strumento di propaganda politica.
Sergio Velluto richiama infine il principio costituzionale della libertà religiosa e sostiene che rendere più difficile la costruzione di luoghi di culto sarebbe “sbagliato oltre che discriminatorio e contrario ai principi espressi dalla Costituzione sulla libertà religiosa”.